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Rucola: quali sono le sue proprietà? Perché è spesso utile aggiungerla alle preparazioni?

🍃 La rucola è una pianta erbacea che spesso troviamo associato alle preparazioni estive: si usa spesso nelle insalate per aromatizzarle oppure con associazioni proteiche come gli straccetti di carne saltati in padella e oppure con il classico abbinamento bresaola, limone e scaglie di parmigiano.

Quali sono le sue proprietà? Perché è spesso utile aggiungerla alle preparazioni? Scopriamo insieme perché‼️

La rucola è un alimento appartenente alla famiglia delle crucifere, contenente una significativa percentuale di iodio, ferro, calcio, potassio, fosforo, vitamina A e vitamina C che insieme contribuiscono a conferire le sue peculiari proprietà:
🍃 aperitive- digestive
🍃diuretiche
🍃 antiscorbutiche
🍃emollienti
Nello specifico, la rucola quando associata ad altri alimenti:
✅ aumenta il potere nutritivo del pasto
✅ facilità i processi digestivi
✅stimola il metabolismo dato il suo contenuto di iodio-

Quando e per chi

È molto utile:
✔️in dieta dimagrante,
✔️in caso di obesità,
✔️nel diabete insulino-dipendente
✔️ nel diabete dismetabolico
✔️per sostenere la vigilanza neuropsichica

Il nostro suggerimento per impiegarla al meglio per le più calde cene estive

Ricetta del mese: pasta di farro o riso venere con pesto di rucola

Ingredienti: 70gr di pasta o risp a persona, Rucola 100 g, Olio extravergine d’oliva 150 g, Pinoli 50 g, 5-6 gherigli di noci oppure mandorle, Aglio 1 spicchio, Grana Padano DOP da grattugiare 50 g, Sale fino q.b.
Procedimento: lavate molto bene la rucola, asciugatela e mettetela nella tazza di un mixer insieme ai pinoli e le noci e 100gr di olio e frullare fino ad ottenere un pesto omogeneo. Successivamente aggiungere anche il Grana Padano DOP e l’olio restante e amalgamare con un cucchiaio di legno senza frullare.
E’ possibile conservare in frigo per qualche giorno avendo l’accortezza di ricoprirlo d’olio oppure congelarlo in tanti piccoli vasetti.
Mettere  a bollire in una pentola dell’acqua leggermente salata e quando bollirà cuocere il quantitativo di pasta/riso stimato per le persone. Lessarla e scolarla al dente condirla con il pesto di rucola precedentemente preparato.
FONTI:
1. Arcari Morini D., D’Eugenio A., Aufiero F. Il potere farmacologico degli alimenti. Ed. Red, Milano 2005.
2. M.T. Murray. Il potere curativo dei cibi. Ed. Red, Milano 2003.

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Agosto: quali verdure e quale frutta comprare in questo mese?

Agosto è sinonimo di mare e vacanza. E’ il mese delle angurie, dei primi fichi, dell’uva e dei frutti di bosco, ma anche di cetrioli melanzane, peperoni, pomodori e zucchine.

Ecco i consigli B-Woman su quali verdure e frutta non possono mancare nel carrello della spesa di agosto

VERDURE E LEGUMI

Cetrioli, melanzane, peperoni, pomodori, zucchine, fagioli, Bietola, ceci, fagiolini, lenticchie, patate, peperoncino verde, ravanelli, rucola, scalogni, aglio, carote, erba cipollina, cipolla, lattuga, piselli, sedano, cavolo cappuccio

FRUTTA

Angurie, fichi, uva, uva spina, albicocche, fichi d’india, meloni, prugne, susine, ciliegie, amarene, lamponi, mandorle, mirtilli, more, noci, pesca gialla, pesca bianca, ribes


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Lo “Sleep Coach”: per aiutare i genitori che hanno problemi relativi al sonno dei propri figli

Sono sempre più numerosi i genitori che cercano risposte e soluzioni per risvegli notturni frequenti o difficoltà dei propri bambini ad addormentarsi la sera.

Che cos’è lo “Sleep Coach”?

“Sleep Coach” in Italiano significa letteralmente “Allenatore del Sonno”. Si tratta quindi di una figura che fornisce consulenze alle famiglie che hanno problemi relativi al sonno dei propri figli.  Sono sempre più numerosi i genitori che cercano risposte e soluzioni per risvegli notturni frequenti o difficoltà ad addormentarsi la sera. I problemi di sonno sono i più evidenti e “disturbanti” fra quelli che possono emergere nella gestione dei primi anni di vita dei bambini. Il contesto esterno   spesso  non aiuta e accade cosi  che i neo-genitori si trovino ad affrontare da soli e senza un adeguato supporto i primi tempi dopo la nascita  con l’aggiunta  della complessa gestione del rientro al lavoro di entrambi. In questa situazione, la deprivazione di sonno notturno può mettere a dura prova la salute psicofisica della coppia  e condizionarne il rapporto.

Ogni genitore in realtà  può essere in grado di riconoscere cosa è meglio per il proprio bambino anche in relazione al sonno, ma quello di cui potrebbe avere bisogno è un sostegno specializzato e mirato per acquisire fiducia e far emergere le proprie competenze.

Lo sleep coach  sostiene le famiglie con dei piani informativi e individuali, riuscendo così a risolvere i problemi legati al sonno dei bambini. Con ogni famiglia viene  applicato un metodo specifico che   varia al variare dell’età del bambino, ma anche di tanti altri fattori individuali, relazionali e di contesto fondamentali per inquadrare il “problema”.

Piano personalizzato sia per i neonati che per i bambini

Il piano personalizzato è rivolto sia  ai neonati, in cui  non potendo ancora parlare di problemi di sonno, assumerà  uno scopo prevalentemente preventivo, sia ai bambini più grandi che non hanno mai dormito in modo continuativo neppure per poche ore di fila.

Obiettivi raggiungibili

Gli obiettivi raggiungibili saranno:

  • saper distinguere un problema di sonno da una regressione temporanea;
  • individuare le principali cause che contribuiscono a determinarlo
  • comprendere quali accorgimenti utilizzare per  affrontare e gestire il problema
  • analizzare eventuali ulteriori problemi che possono essere connessi al problema del sonno
  • rendere il bambino più autonomo nell’addormentarsi e nel riaddormentarsi
  • capire come comportarsi di fronte ad eventuali problemi di sonno (parasonnie, sonniloqui, terrori notturni) che possono comparire nella fascia di età 2-6.

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Il pomodoro: proprietà e abbinamenti

Il pomodoro è il protagonista indiscusso dei piatti estivi, lo troviamo spesso sulle nostre tavole, sia solo che con gli  abbinamenti più disparati.

Ma quali sono le sue proprietà, com’è meglio mangiarlo e con quali abbinamenti?

Il pomodoro  è un frutto ricco d’acqua, vitamine e sali minerali, in particolare è ricco di:

  • vitamina C: fondamentale per la funzionalità del sistema immunitario, potente antiossidante e importantissima per la produzione di collagene nel nostro organismo;
  • vitamina A: fondamentale per la funzionalità del sistema visivo, crescita e sviluppo, salute e struttura della pelle e sistema immunitario.
  • acidi organici (malico, arabico e lattico) che lo rendono utile nel favorire la digestione, aumentare la salivazione e stimolare l’appetito.

Il suo colore rosso è dato dal suo contenuto in licopene, un potentissimo antiossidante dalle note proprietà antitumorali appartenente al gruppo dei carotenoidi, la cui biodisponibilità è significativamente più elevata se assunto in presenza di lipidi vegetali, ad esempio, cotto in olio extravergine d’oliva, modalità di cottura che ne favorisce la solubilizzazione durante la digestione, il suo assorbimento a livello della mucosa intestinale e il trasporto ai tessuti attraverso il circolo sanguigno.

Il pomodoro: Come & Perché?

Mentre il pomodoro crudo è ottimo per stimolare il fegato, ad esempio nei casi di mal di testa da difficolta epato-digestiva, cotto esercita un potente effetto drenante sul fegato in quanto il fruttosio viene trasformato in glucosio.

Il pomodoro è anche ricco di sali e ossalati dunque, per non avere spiacevoli effetti indesiderati (es. ritenzione idrica) conseguenza dell’eccesso di sali che si può generare in seguito ad abbinamenti sbagliati è bene saperlo associare sapientemente. Vediamo insieme quali possono essere degli abbinamenti giusti e quali è opportuno evitare per giovarsi delle innumerevoli proprietà benefiche del pomodoro stando attenti alla linea!

Associazioni SI’

Insalata di soli pomodori crudi, basilico, eventualmente qualche oliva verde dolce con nocciolo e cipolla cruda che riduce il suo potere edemizzante.

Associazioni NO

Pomodoro e mozzarella oppure insalata mista con pomodori, per l’eccesso di sali. Ricorda: pomodori meglio non associarli ad altre verdure!

FertilityTips

Il pomodoro è un alleato della fertilità, in particolare quella maschile!

E’ stato dimostrato, infatti, l’effetto benefico del licopene sul numero e sulla motilità degli spermatozoi e sui livelli circolanti di testosterone. Inoltre, il licopene sembra ridurre significativamente l’incidenza del cancro alla prostata!

 

 

FONTI:

1. Grabowska M , Wawrzyniak D , Rolle K , Chomczyński P , Oziewicz S , Jurga S , Barciszewski J .Let food be your medicine: nutraceutical properties of lycopene. Food Funct 2019 Jun 19;10(6):3090-3102. DOI: 1039/c9fo00580c

2. Arcari Morini D., D’Eugenio A., Aufiero F. Il potere farmacologico degli alimenti. Ed. Red, Milano 2005.

3. T. Murray. Il potere curativo dei cibi. Ed. Red, Milano 2003.

 


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Mindful Eating

Avete un approccio conflittuale con il cibo? Volete affrontarlo e risolverlo? Provate questo nuovo approccio terapeutico.

Che cos’è la Mindful Eating

La mindful eating, è un approccio terapeutico innovativo e ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica che attraverso un protocollo specifico di nove incontri, permette a tutti coloro che hanno un rapporto conflittuale con il cibo di affrontarlo e risolverlo.

Molte persone, infatti, nonostante non soffrano di disturbi del comportamento alimentare diagnosticabili, hanno un rapporto con il cibo totalmente inconsapevole. Pensiamo a chi soffre di fame nervosa e che ricorre alla abbuffate per gestire le proprie emozioni negative, ai dieter che ricorrono a continue ed estenuanti diete on-off, portando il corpo da uno stato di privazione fisiologica e psicologica (dieta on) ad uno stato di sovra-alimentazione incontrollata (off),  fino ai binge eater i  cui meccanismi  di fame e sazietà sono malfunzionanti.

Obiettivo della Mindful Eating

La mindful eating, permette di tornare ad un’alimentazione consapevole,  aiutando letteralmente  il cervello a ripristinare il suo naturale lavoro di regolare introito e dispendio calorico.

In cosa consiste la Mindful Eating

Attraverso l’interconnessione tra principi mindfulness (consapevolezza)  ed educazione alimentare, questo approccio permette di:

1. diventare consapevoli del senso di fame e sazietà;

2. essere consapevoli che si possono fare scelte alimentari che supportano la salute e il benessere, senza ricorrere al pilota automatico;

3. dirigere la propria attenzione momento per momento al fatto che si sta mangiando;

4. distinguere tra gli aspetti psicologici dell’esperienza emotiva e gli stimoli della fame e della sazietà;

5. capire quali sono i cibi “trigger” che portano all’alimentazione compulsiva e combatterli;

6. conoscere i pensieri, le credenze e le opinioni disfunzionali che portano all’alimentazione incontrollata.

Risultati che si otterranno con la Mindful Eating

Questo approccio ci propone un nuovo modo di mangiare, ci aiuta a creare un nuovo rapporto con i cibo e ci permette di prestare attenzione al nostro corpo e non a quella voce giudicante con cui noi suddividiamo il cibo in buono e cattivo. Mangiare consapevolmente significa essere un mangiatore consapevole, ci aiuta a capire quali sono le nostre abitudini alimentari e quali quelle giuste per noi che non ci sabotano nel corpo e nella mente.

Quando siamo consapevoli di quello che stiamo mangiando, ci renderemo conto  che avremo  bisogno di molto meno cibo per sentirci  sazi.


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Salmone di allevamento o selvaggio? Fresco o affumicato?

L’estate é tempo di insalate fresche e veloci dove il pesce è il principale protagonista, in particolare il salmone, una soluzione pratica e veloce per pranzi al lavoro o al mare.

Scopriamo insieme le sue proprietà

Il salmone è uno dei cibi più ricchi di proteine ad alto valore biologico e una delle principali fonti di acidi grassi polinsaturi Omega 3, quelli buoni, alleati della nostra salute che svolgono varie funzioni positive nel nostro organismo poichè:

✅ Abbassano il livello di colesterolo cattivo (LDL) e innalzamento del livello di quello buono (HDL)
✅ Contrastano i radicali liberi rallentando l’invecchiamento di cellule e tessuti, mantenendo la pelle sana
✅Proteggono il sistema cardiovascolare prevenendo l’insorgere di trombosi, ictus, ipertensione ed ipergliceridemia
✅ Hanno notevoli proprietà antinfiammatorie.

Tuttavia, quando andiamo al supermercato troviamo una grande varietà di salmone di varie fasce di prezzo, soprattutto se orientiamo la nostra scelta verso il consumo di un salmone “selvaggio”.

Ma cosa c’è dietro questa significativa differenza di prezzo?

Che differenza c’è tra un salmone di allevamento e uno selvaggio?

 

Capiamo insieme le differenze per un scelta più consapevole

Il salmone selvaggio viene catturato nel suo ambiente naturale, oceani, fiumi e laghi, mentre quello di allevamento è tenuto in gabbie chiuse in mare che contengono fino a 200 mila pesci ciascuna, a cui spesso vengono somministrati regolarmente antibiotici per ridurre le malattie.

Il salmone selvaggio ha un colore arancio intenso, mentre il salmone da allevamento è più pallido. La differenza di colore è dovuta alla astaxantina, una molecola rosso scuro che si trova nelle alghe, nel plancton e nel krill di cui si nutre il salmone selvaggio mentre il salmone da allevamento viene nutrito con mangime processato altamente grasso per ottenere un pesce più grande e grasso. Si tratta di un carotenoide unico, prodotto naturalmente in specifiche alghe, che trasmettono l’effetto antiossidante ai pesci che si nutrono di esse dalle molteplici proprietà:

🔅 antiossidante
🔅 antinfiammatorio
🔅migliora la circolazione sanguigna
🔅 protegge i mitocondri rinforzando le membrane cellulari
🔅potenzia la produzione di energia dei mitocondri.

Il salmone da allevamento ha una maggiore contenuto di grassi, contiene leggermente più Omega 3, ancora più Omega 6 e contiene inoltre il 46% in più di calorie, la maggior parte da grassi.

Il salmone selvaggio è più ricco di minerali, inclusi potassio, zinco e ferro.

AFFUMICATO O FRESCO?

IL SALMONE AFFUMICATO: L’affumicatura è una tecnica di conservazione che prevede l’utilizzo di legni aromatici quali (ginepro, rosmarino, lauro) e conservanti come il sale (motivo per il quale è bene sciacquarlo sotto acqua corrente prima dell’uso). Dunque, il contenuto di sodio presente nel prodotto affumicato, è quasi 20 volte superiore rispetto al corrispettivo fresco (1880 mg nell’affumicato, 98 mg nel fresco). La maggior parte dei prodotti affumicati, come anche gli alimenti marinati, non debellano la presenza dell’Anisakis; fanno eccezione i salmoni affumicati per i quali viene applicata la normativa CE 853/2004,che prevede un trattamento di congelamento del pesce prima di procedere all’affumicatura. La contaminazione da Listeria monocytogenes può avvenire anche dopo il processo di affumicatura, per questo si consiglia di conservare il salmone affumicato ad una temperatura compresa fra 0 e 4° C, dal momento in cui la crescita del patogeno è molto lenta sotto i 4° C.

IL SALMONE FRESCO: il principale rischio è rappresentato dalla presenza del parassita Anisakis, che può essere eliminato solo attraverso il congelamento a -20° C per 24 ore, oppure cottura a temperature superiori a 60°C per 10 minuti. Il salmone fresco può presentare contaminazione da Listeria monocytogenes, un batterio resistente al freddo del frigorifero in grado di causare una tossinfezione alimentare pericolosa soprattutto per le donne in gravidanza he però viene inattivata da un’esposizione a 70° C per almeno 10 secondi.

I CONSIGLI

➡️ prediligere il consumo di salmone selvaggio 1 volta a settimana, e limitare il consumo di quello allevato e utilizzarlo raramente
➡️ In caso di salmone affumicato, prediligere sempre il salmone selvaggio con la tecnica tradizionale di affumicatura ma lavarlo sempre sotto acqua corrente per eliminare l’eccesso di sale utilizzato per la conservazione


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LO SAI CHE limitare l’uso della plastica e l’esposizione agli inquinanti ambientali può aiutare la fertilità?

La letteratura scientifica fornisce molteplici evidenze riguardo l’esposizione a sostanze chimiche presenti nella plastica ed effetti negativi sulla fertilità. Molti dei cibi che oggi mangiamo sono a stretto contatto con la plastica contenuta in oggetti quali pellicole, contenitori, e utensili da cucina che  è stato dimostrato  veicolare sostanze tossiche (come il bisfenolo A e gli ftalati) in grado di migrare negli alimenti durante il contatto (1).

Il bisfenolo A o BPA è ampiamente utilizzato nella produzione di attrezzature sanitarie, compositi dentali, lenti a contatto, lenti per occhiali, giocattoli ma, soprattutto, è uno dei materiali a contatto con gli alimenti, poiché viene utilizzato per la fabbricazione di materiali plastici come imballaggi, utensili da cucina e pareti di lattine per isolare il cibo dal metallo, impedendone la corrosione.

Gli ftalati sono un gruppo di sostanze chimiche sintetiche presenti in oggetti comunemente usati come attrezzature per l’imballaggio, imballaggi per alimenti e bevande, parti automobilistiche, nei giocattoli per bambini e nei prodotti di consumo e cosmetici che vanno dagli spray per capelli e profumi ai pesticidi, adesivi e lubrificanti o come eccipienti incorporati nel rivestimento enterico dei farmaci orali e negli integratori alimentari che vanno da alcuni oli di pesce ai probiotici.

Sia il BPA che gli ftalati sono noti “interferenti endocrini”: cioè sostanze che possono mimare, interferire o bloccare la normale attività ormonale di un individuo. Ad esempio, possono interagire con i recettori degli estrogeni endogeni (ERα ed ERβ), stimolare la loro produzione e/o alterare la secrezione delle gonadotropine (gli ormoni responsabili del funzionamento del sistema riproduttivo) e, dunque, interferire con la fertilità.

Diversi sono gli studi che hanno evidenziato la correlazione tra l’esposizione a BPA e la fertilità, soprattutto nelle donne.

E’ stato dimostrato (2) che la concentrazione sierica di BPA nelle donne infertili era due volte più elevata rispetto a quelle fertili (10,6 contro 4,8 ng ml-1) ed è stata osservata una significativa associazione con l’infertilità in donne provenienti da aree metropolitane (concentrazione media nel plasma sanguigno 19,5 ng BPA ml-1; OR = 8,3; IC al 95% = 1,7–52,1), un dato invero già precedentemente emerso da un altro studio Italiano (3).

Diversi studi hanno messo in luce che il BPA potrebbe svolgere un ruolo importante nella patogenesi della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), un disturbo endocrino e metabolico che colpisce tra il 5 e il 10% delle donne in età riproduttiva e che rappresenta una delle cause femminili di infertilità, caratterizzato da cicli anovulatori ed iperandrogenismo. E’ stato dimostrato, infatti, che la concentrazione di BPA nel siero delle donne con PCOS era significativamente più alta (P <0,05) rispetto a quelle senza (1,05 vs. 0,71 ng ml 1) (4). Risultati simili sono stati poi ottenuti anche da un altro gruppo (5) che ha dimostrato che le donne con PCOS avevano livelli molto più alti di BPA nel sangue rispetto al gruppo di controllo delle donne sane (1,05 ± 0,56 vs. 0,72 ± 0,37 ng ml 1, P <0,001), una tendenza osservata anche nelle adolescenti donne (13-19 anni) (6). Inoltre la concentrazione sierica media di BPA nel gruppo PCOS è risultata significativamente più alta (P <0,001) rispetto al controllo (1,1 ng ml 1 IC 95%: 1,0–1,2 rispetto a 0,8 ng ml 1 IC 95%: 0,6-0,9). E’ stata poi suggerito che l’aumento delle concentrazioni di BPA nel fluido follicolare delle donne con PCOS sembrerebbe svolgere un ruolo importante nella sua patogenesi attenuando l’espressione dell’aromatasi nelle cellule di granulosa (7).

Una recentissima metanalisi (8) che ha analizzato ben 30 studi epidemiologici, ha mostrato come il BPA e gli ftalati (o i loro metaboliti) sembrano favorire l’insorgenza di endometriosi, un’altra patologia correlata all’infertilità, mentre altri autori hanno correlato l’esposizione al BPA alla presenza di fibromi (9, 10).

Studi condotti su donne sottoposte a trattamenti di fecondazione in vitro (IVF) hanno dimostrato che i livelli di BPA sono inversamente associati ai livelli di estradiolo, numero di ovociti recuperati, maturità ovocitaria, tassi di fecondazione e qualità degli embrioni, oltre che a livelli più bassi di estrogeni circolanti probabilmente in relazione al fatto che il BPA agisce interferendo con i recettori degli estrogeni (11-15).

Infine, si è visto che gli ftalati nelle donne agiscono negativamente sul processo di follicologenesi che porta alla formazione dei follicoli durante il ciclo ovarico all’interno dei quali si trovano gli ovociti, alterando la progressione dello sviluppo, la maturazione finale dell’ovocita, inibendo potenzialmente l’ovulazione o portando ad atresia i follicoli. E’ stato dimostrato che gli ftalati possono interferire con la steroidogenesi, processo mediante il quale vengono prodotti gli ormoni sessuali, e nelle donne esposte costantemente ad alti livelli di ftalati per motivi lavorativi è stata osservata a una riduzione dei tassi di gravidanza e ad alti tassi di aborto spontaneo (16).

CONSIGLI

Se da una parte le evidenze scientifiche mostrano continuamente gli effetti negativi dell’esposizione a sostanze tossiche come BPA e ftalati,la buona notizia è che volendo, ognuno di noi può fare tanto modificando il propri stile di vita riducendo l’esposizione a tali sostanze.

Ecco alcuni accorgimenti utili :

1. Elimina la plastica dalla cucina: contenitori per il cibo, piatti, bicchieri, mestoli ed altri utensili, soprattutto quelli che si utilizzano a diretto contatto con fonti di calore, ad esempio i mestoli

2. Evita di lavare la plastica con acqua troppo calda o detergenti aggressivi, in quanto è stato dimostrato che la plastica usurata perde maggiormente sostanze chimiche tossiche come il BPA (ma non solo!). Preferire il lavaggio a mano in acqua fredda e non usare gli oggetti di plastica mai nel microonde o con cibi e bevande troppo caldi, anche se riportano la dicitura “BPA free”

3. Fai attenzione ai cibi da asporto o consegnati a domicilio in contenitori di plastica. Alcuni studi hanno dimostrato che le persone che mangiano più di frequente questa tipologia di alimenti presenta in media livelli più alti di BPA nel sangue

4. Fai attenzione al consumo di cibo in lattina come pomodori, legumi, frutta etc.: Il BPA è una delle componenti che riveste le lattine e quanto più l’alimento è acido, maggiore è la probabilità che il BPA migri nel cibo, prediligi gli alimenti conservati in vetro

5. Fai attenzione a maneggiare carta termica come scontrini, fax etc.: si tratta di un’ulteriore fonte di BPA, per cui, è bene lavarsi le mani il prima possibile dopo averli toccati

6. Fai attenzione a tutto ciò che è fatto con la plastica morbida, ad esempio il polivinilcrolide o PVC. Tutto ciò che è di plastica flessibile contiene PVC e dunque, ftalati. Ecco alcuni esempi: tovagliette per la tavola e tappetini delle palestre oppure confezioni degli alimenti che a contatto diretto con il cibo lo trasmettono per via diretta, come il cibo confezionato nella plastica trasparente, oppure i guanti monouso che in alcuni negozi vengono utilizzati per maneggiare il cibo.

 

Bibliografia

  1. Vandenberg LN, Hauser R, Marcus M, Olea N, Welshons WV. 2007. Human exposure to bisphenol A (BPA). Reprod. Toxicol. 24: 139–177.
  2. La Rocca C, Tait S, Guerranti C, Busani L, Ciardo F, Bergamasco B, et al. Exposure to endocrine disrupters and nuclear receptor gene expression in infertile and fertile women from different Italian areas. Int J Environ Res Public Health. 2014; 11:10146–64. [PubMed: 25268510]
  3. Caserta D, Bordi G, Ciardo F, Marci R, La Rocca C, Tait S, et al. The influence of endocrine disruptors in a selected population of infertile women. Gynecol Endocrinol. 2013; 29:444–7. [PubMed: 23347089]
  4. Takeuchi T, Tsutsumi O, Ikezuki Y, Takai Y, Taketani Y. 2004. Positive relationship between androgen and the endocrine disruptor, bisphenol A, in normal women and women with ovarian dysfunction. J. 51: 165–169.
  5. Kandaraki E, Chatzigeorgiou A, Livadas S, Palioura E, Economou F, Koutsilieris M, Palimeri S, Panidis D, Diamanti-Kandarakis E. 2011. Endocrine disruptors and polycystic ovary syndrome (PCOS): Elevated serum levels of bisphenol A in women with PCOS. J. Clin. Metab. 96: E480–E484.
  6. Akin L, Kendirci M, Narin F, Kurtoglu S, Saraymen R, Kondolot M, Koçak S, Elmali F. 2015. The endocrine disruptor bisphenol A may play a role in the aetiopathogenesis of polycystic ovary syndrome in adolescent girls. Acta Paediatr. 104: e171–e177.
  7. Wang Y, Zhu Q, Dang X, He Y, Li X, Sun Y. 2017. Local effect of bisphenol A on the estradiol synthesis of ovarian granulosa cells from PCOS. Endocrinol. 33: 21–25.
  8. Wen X, Xiong Y, Qu X, Jin L, Zhou C, Zhang M, Zhang Y. The risk of endometriosis after exposure to endocrine-disrupting chemicals: a meta-analysis of 30 epidemiology studies. Gynecol Endocrinol. 2019 Aug;35(8):645-650. doi: 10.1080/09513590.2019.1590546.
  9. Pollack AZ, Buck Louis GM, Chen Z, et al. Bisphenol A, benzophenone-type ultraviolet filters, and phthalates in relation to uterine leiomyoma. Environ Res 2015;137:101–107 [PubMed: 25531814]
  10. Shen Y, Xu Q, Ren M, Feng X, Cai Y, Gao Y. Measurement of phenolic environmental estrogens in women with uterine leiomyoma. PLoS One 2013;8(11):e79838 [PubMed: 24255718]
  11. Bloom MS, Kim D, Vom Saal FS, Taylor JA, Cheng G, Lamb JD, et al. Bisphenol A exposure reduces the estradiol response to gonadotropin stimulation during in vitro fertilization. Fertil Steril. 2011; 96:672–7. e2. [PubMed: 21813122]
  12. Ehrlich S, Williams PL, Missmer SA, Flaws JA, Ye X, Calafat AM, et al. Urinary bisphenol A concentrations and early reproductive health outcomes among women undergoing IVF. Hum Reprod. 2012; 27:3583–92. [PubMed: 23014629]
  13. Mok-Lin E, Ehrlich S, Williams PL, Petrozza J, Wright DL, Calafat AM, et al. Urinary bisphenol A concentrations and ovarian response among women undergoing IVF. Int J Androl. 2010; 33:385–93. [PubMed: 20002217]
  14. Fujimoto VY, Kim D, vom Saal FS, Lamb JD, Taylor JA, Bloom MS. Serum unconjugated bisphenol A concentrations in women may adversely influence oocyte quality during in vitro fertilization. Fertil Steril. 2011; 95:1816–9. [PubMed: 21122836]
  15. Bloom MS, Vom Saal FS, Kim D, Taylor JA, Lamb JD, Fujimoto VY. Serum unconjugated bisphenol A concentrations in men may influence embryo quality indicators during in vitro fertilization. Environ Toxicol Pharmacol. 2011; 32:319–23. [PubMed: 21843814]
  16. Hannon PR, Flaws JA. The effects of phthalates on the ovary. Front Endocrinol (Lausanne). 2015 Feb 2;6:8. doi: 10.3389/fendo.2015.00008. eCollection 2015. Review.

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Yoga di coppia

Come diceva Yogi Bhajan la vita di coppia è “lo yoga più difficile di tutti perché dovete rilassarvi tenere duro, lasciar andare e respirare”.

Lo yoga e la meditazione sono pratiche particolarmente indicate per ristabilire la calma interiore e riconnettersi con il proprio io.

Che cos’è lo Yoga di coppia

Il kundalini yoga prevede delle tecniche di meditazione specifiche da eseguire in coppia, che fortificano il legame come futuri genitori e stimolano la creatività, la sensualità e la capacità riproduttiva.

Un esempio di meditazione in coppia è la ruota dentata. 

Questo esercizio rende la colonna vertebrale più elastica, stimola la fertilità e l’energia vitale. Crea anche un’intesa con il partner dovendosi affidare l’uno al movimento dell’altro e mai come nella fase di ricerca di un bambino è importante fortificare questo legame.

Come si svolge una lezione di yoga di coppia

Come in ogni pratica di kundalini yoga si inizia con i mantra di apertura, dopodiché ci si posiziona per terra a gambe incrociate l’uno di schiena all’altro. Prendete contatto con il peso ed il calore del partner. Chiudete gli occhi e respirate lentamente finché la respirazione non diventa all’unisono.

Alla prima espirazione la donna si piega in avanti mentre l’uomo si appoggia all’indietro. Alla seguente inspirazione viceversa. In questo modo le schiene si compenetrano come i denti di una ruota dentata. L’esercizio va ripetuto per 3 minuti. Al termine ci si ferma nella posizione iniziale in ascolto.


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Come discutere con il partner in maniera intelligente

Il litigio è un elemento inevitabile in ogni rapporto di coppia, a volte sfianca, a volte arricchisce e rinforza la relazione. Tutto sta nel saperlo gestire in modo intelligente.

Di seguito viene riportata una lista di  cosa fare e non fare quando si discute.

Leggendola, ciascuno di noi si renderà conto di essere carente in uno  o più punti.

Quello che dobbiamo provare a fare è cambiare almeno una cattiva abitudine alla volta e osservare quello che accade all’interno della discussione.

Vediamo come

1. Siate precisi quando introducete un problema cercando di evitare le lamentele

2. Limitatevi ad un problema alla volta senza fare salti avanti e indietro

3. Considerate sempre il compromesso: la visione della realtà del vostro partner è reale tanto quanto la vostra, anche se diversa. Non esistono realtà totalmente oggettive

4. Accantonate le eventuali contro-richieste fin quando non vengono chiarite le richieste originali e non viene data loro una risposta chiara e precisa

5. Non anticipate il modo in cui reagirà il vostro partner o ciò che accetterà o rifiuterà

6. Non etichettate il vostro partner. Non formulate dei giudizi distruttivi sulla realtà dei suoi sentimenti.

7. Evitate il sarcasmo

8. Dimenticate il passato e rimanete ancorati al presente, tutti i cambiamenti che auspicate nell’altro non possono essere retroattivi. Il passato deve essere messo da parte

IMPORTANTE

Ricordatevi che in un litigio intelligente l’atteggiamento deve essere vincitore-vincitore. Questo significa che ciascuno dei due dovrà essere disposto a rinunciare a qualcosa per arrivare ad una soluzione di compromesso.


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Gelato: SI o NO?

🍨 Il gelato può essere inserito all’interno di una sana alimentazione, l’importante è rispettare la frequenza di consumo:

UN GELATO A SETTIMANA!

In che momento della giornata?

Può essere consumato:

✔️ alla fine di un pasto composto da un secondo ed un contorno

✔️ oppure a merenda

IMPORTANTI le quantità

Meglio la coppetta piccola con gusti alla crema perché, rispetto ai gusti frutta, presentano una componente di grassi  più alta che ci aiuterà a tamponare il picco glicemico.

La panna?

Si, grazie, per il principio appena esposto.

Ovviamente meglio un gelato artigianale rispetto a quello industriale e, magari, associateci anche una bella passeggiata per raggiungere la vostra gelateria preferita 😉

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Lun 09.30 – 18:00
Mar 09.30 – 19:00
Mer 09.30 – 19:00
Gio 09.30 – 19:00
Ven 09.30 – 18:00
Sab – Dom Chiuso

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