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Quanto è importante l’alimentazione quando si è alla ricerca di un bimbo? Lo spiega in un’intervista a ‘La Stampa.it’ la dottoressa Gemma Fabozzi, embriologa, nutrizionista e responsabile del centro B-Woman di Roma: nell’articolo si approfondisce il tema dell’influenza della nostra dieta sulla fertilità, e si parla di come modulare al meglio le abitudini a tavola per aumentare le chance di rimanere incinta, senza rinunciare a nessun nutriente, grassi inclusi.

Di seguito un pezzo dell’articolo pubblicato su La Stampa.it

Siete in cerca di una gravidanza? Allora attente a quello che mangiate

I consigli dell’esperta sull’assunzione corretta di grassi, zuccheri, proteine e carboidrati. Latticini da tenere a bada, ma nel modo giusto

 

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Magre sì, ma non a tutti i costi. Specialmente se una donna è in cerca di una gravidanza. La cattiva abitudine di rinunciare totalmente ai grassi può infatti compromettere le capacità di concepimento.

«E moltissime donne questo lo ignorano -, avverte Gemma Fabozzi, embriologa, nutrizionista e responsabile del centro B-Woman di Roma. – Magre, a volte magrissime, sono convinte di fare la scelta giusta eliminando i grassi dalla loro dieta, quando invece il consiglio che io do a tutte le aspiranti mamme è quello di assumere il 25-30 per cento di grassi nella propria alimentazione, per facilitare il raggiungimento di una gravidanza», aggiunge.

 

Per leggere tutto l’articolo cliccate su La Stampa.it

 


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No digiuni fai da te: si al piano personalizzato

Tra i buoni propositi di settembre, rientra certamente quello di tornare in forma dopo le vacanze. Ed ecco che si pensa a digiunare!

NO al digiuno fai da te

Il digiuno fai da te, non è mai consigliabile, ed è spesso controproducente poichè si entra nel cosiddetto effetto yo-yo. Una dieta ipocalorica troppo spinta diventa insostenibile, si riprende a mangiare, con in più il senso di colpa del fallimento; questo stato emotivo può portare ad acquisire peso. In più, l’eccessiva privazione di cibo, porta ad un iniziale perdita di peso, ma di “cattiva qualità” poichè sarà il tono muscolare a pagarne le spese.
Alla fine della dieta è possibile che il corpo reagisca alla restrizione precedente con un rapido aumento di peso, a carico, però, della massa grassa.

SI al piano personalizzato

Meglio quindi un piano alimentare personalizzato che consenta di perdere peso puntando sulla qualità e non sulla quantità, senza rischio di cadere in manutrizione e di riprendere peso con gli interessi


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L’impatto psicologico del dolore da ciclo

Il periodo del  ciclo mestruale, lo sappiamo è decisamente fastidioso, per ciascuna donna poi è accompagnato da sintomi specifici che permettono di riconoscere l’avvicinarsi delle mestruazioni anche molti giorni prima.

Il dolore da ciclo spesso nasconde una patologia più seria come l’endometriosi

Ciò che però viene spesso trascurato è il dolore patologico da ciclo.  Il ciclo mestruale, infatti, non dovrebbe mai essere cosi doloroso, questo sintomo viene spesso considerato normale o interpretato come una bassa tolleranza al dolore  quando in realtà spesso rappresenta  la spia di una vera e propria patologia come l’endometriosi. L’endometriosi è una malattia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale, la mucosa che normalmente ricopre la cavità uterina e che permette l’annidamento dell’embrione, all’esterno dell’utero. Il tessuto endometriale può crescere in aree quali le ovaie, le tube ed il peritoneo, fino ad arrivare a colpire l’intestino ed i legamenti pelvici. Tale tessuto, definito lesione endometriosica, si sfalda mensilmente esattamente come l’endometrio ovarico, causando un sanguinamento ed una infiammazione cronica nell’area colpita.  Questo è il motivo per cui spesso al dolore del ciclo si affiancano  dolore pelvico diffuso e dolore durante la minzione e/o la defecazione.

Iter diagnostico complesso sia a livello economico che psicologico e le ripercussioni del dolore

Purtroppo l’iter diagnostico  è complesso e spesso dispendioso, sia a livello economico che psicologico. Basti pensare che prima di individuare lo specialista opportuno, le donne si rivolgano in media a sette medici diversi. Inoltre molte di loro, non ricevono mai una diagnosi se non in modo tardivo solo  quando vi è un sospetto di infertilità. In realtà  questa patologia richiederebbe un’attenzione specifica e in chiave multidisciplinare (medica, nutrizionale, psicologica, osteopatica/fisioterapica), questo perché  l’endometriosi ha dei costi, non solo in termini fisici ma anche in termini sociali e relazionali.  Basti pensare che  il  60% delle donne che ne soffre lamenta dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia) e spesso il dolore è talmente forte  da comportare  una limitazione, ed a volte interruzione, della propria attività sessuale, praticamente limitandola esclusivamente ai fini riproduttivi ed alla soddisfazione del partner.

Percorsi di coppia o terapie e i modi per superare il dolore

Per fortuna da qualche anno sono stati attivati percorsi di coppia o terapie che possano incentivare una sessualità più positiva e delle relazioni intime più soddisfacenti,  ma sappiamo anche quanto a volte ci siano delle reticenze a parlare della propria intimità. E’ importante quindi che la donna nel tempo intercorso tra la presa di consapevolezza  della patologia e la decisione di aprirsi ad un percorso terapeutico che abbia come fine ultimo quello della gestione del dolore e della  preservazione della sessualità, provi a fare qualcosa per se al fine di recuperare un’initimità che possa essere quanto più possibile soddisfacente.

Un esempio sono le tempistiche: le donne con endometriosi conoscono abbastanza bene il proprio corpo e molte di loro sanno che c’è un momento del mese in cui avere rapporti è più facile e meno doloroso rispetto ad altri momenti, si può quindi partire da lì.

C’è poi la sperimentazione,  esistono molte posizioni sessuali ed è importante che la donna  sia aperta alla sperimentazione di posizioni nuove fino a trovare quella in cui si sente più “comoda”,  e solitamente quella più comoda è anche quella in cui si sperimenta più piacere.

Infine  la comunicazione,  è molto importante che la donna sia onesta riguardo alla sua paura del dolore, perché è proprio  quella paura che la  porta ad  indietreggiare non appena viene toccata. Essere aperta con il proprio partner  aiuta quest’ultimo a non sentirsi rifiutato e a capire quale approccio avere con la propria compagna  nelle fasi più delicate, aiuta, inoltre, la coppia, a scoprire e riscoprire modi di stare in intimità diversi dall’attività sessuale, ma altrettanto soddisfacenti, nei periodi in cui il dolore è difficilmente tollerabile .

 


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Ciclo ovarico: la fase mestruale e l’alimentazione

Il ciclo mestruale, anche detto ciclo ovarico, è il lasso di tempo che intercorre tra una mestruazione e la successiva, lasso di tempo durante il quale si susseguono dei cambiamenti ormonali ciclici. Un ciclo mestruale dura in media 28 giorni e può essere diviso in 4 fasi: fase mestruale, fase follicolare, fase ovulatoria, fase luteale.
Una corretta alimentazione durante tutta la sua durata ha un ruolo fondamentale non solo per assecondare e supportare il fisiologico cambiamento ormonale nelle varie fasi del ciclo ottenendo una sinergia tra proprietà degli alimenti ed ormoni dominanti ma anche per evitare che errori nutrizionali disturbino il susseguirsi delle varie fasi. Inoltre, una corretta alimentazione aiuterà a ridurre e/o prevenire problematiche frequenti per molte donne quali lo spotting pre-mestruale, la dismenorrea e la sindrome premestruale.

Fase mestruale

La fase 1 del ciclo ovarico nota come fase mestruale, è la fase in cui ha inizio un nuovo ciclo ovarico e va indicativamente dal giorno 1 al giorno 5. L’endometrio che si era accresciuto il ciclo precedente si sfalda dando origine alla mestruazione e nuovi follicoli, strutture all’interno dei quali si trovano i preziosi gameti femminili chiamati ovociti, sono pronti per iniziare un nuovo ciclo che porterà all’ovulazione di 1 ovocita tra i tanti, quello che si troverà nel follicolo detto “follicolo dominante”.

Durante la fase mestruale uno dei problemi più comuni è la dismenorrea ossia la presenza di dolori a livello uterino. Spesso potrà presentarsimal di testa e gonfiore addominale e la diminuzione dei livelli ematici di ferrò potrà generare stanchezza e irritabilità.

Cosa fare in questi giorni

• Evitare alimenti che possono influire sui processi coagulatori del sangue come quelli eccessivamente fluidificanti quali ananas, fragole, melone, funghi, prezzemolo (in grandi quantità) soprattutto in caso di ciclo abbondante o al contrario coagulanti come i formaggi, la vitamina C degli agrumi o dei kiwi e la vitamina K della zucca o della carota se cucinante in un mezzo lipidico ad alte temperatura es. zucca fritta soprattutto nei primo 3-4 giorni..
Limitare il consumo di alimenti ricchi di iodio che stimolando la tiroide ecciterebbero il sistema nervoso favorendo gli spasmi e i crampi della muscolatura liscia dell’utero.
Preferire le proteine della carne e dell’uovo, le verdure ricche di ferro come radicchio, indivia belga e cicoria soprattutto nelle donne con sideremia bassa, alimenti ricchi in potassio e magnesio per contrastare i dolori mestruali e ristabilire il tono dell’umore es. pinoli, cioccolata fondente, banane, zucchine, fagiolini, etc.


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Stress da rientro

Definita anche post-vacation blues, la sindrome da rientro è un disturbo di adattamento su base biologica che coinvolge il  sistema ipotalamo-ipofisi-surrene.

Questa condizione, che solitamente dura una settimana o poco più, è   dovuta  alla reimmersione nello stress di impegni e scadenze di fine estate  che si sostituiscono ai  ritmi e al relax dei periodi di vacanza.

Secondo studi recenti (APA, 2018) a soffrirne sarebbero sei milioni di italiani  con sintomi che possono comprendere:

  • disinteresse
  • senso di vuoto
  •  difficoltà di concentrazione
  • spossatezza
  • affaticamento
  • problemi di sonno
  • irritabilità

I Consigli B-Woman 

Per aiutarsi, qualora  dovessero comparire questi sintomi, si consiglia di:

  • Riprendere con gradualità le attività lavorative, concedendosi un periodo di “assestamento”, anche di due giorni, prima di rientrare pienamente nella routine quotidiana;
  • affrontare gli impegni a partire dai meno complessi;
  • ricalibrare il ritmo sonno-veglia andando a dormire prima di quanto si facesse in vacanza;
  • praticare attività fisica per facilitare il rilascio di endorfine a favore del buon umore;
  • dedicare del tempo alla cura di sé: ritagliare uno spazio per le piccole attività gratificanti;
  • porsi un obiettivo alla volta che contempli anche attività che si rinviano da tempo;
  • alimentare il pensiero positivo, ritagliarsi quindi degli spazi di riflessione  focalizzando l’attenzione su cosa desideriamo e sulle nostre capacità;
  • concedersi un weekend di relax: dedicare il fine settimana al relax per ricaricarsi e iniziare al meglio la nuova settimana.

 


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Gestire la fame nervosa: Si può? E in quale modo?

Tutti noi abbiamo avuto nella nostra vita almeno un episodio di fame nervosa, quell’impulso irrefrenabile a sbranarci il cibo senza consapevolezza o ad aprire il frigo e rimpizzarci di quello che c’è, quando magari fino ad un attimo prima il bisogno di mangiare era totalmente assente.

Perché e quando ci rifugiamo sul cibo

Spesso lo facciamo per gestire le emozioni.  Dopo una discussione con nostro marito, o quando ci sentiamo soli o tristi, quando siamo sotto stress o siamo semplicemente nervosi, ci rifugiamo sul cibo e solitamente per consolarci scegliamo il cibo più calorico o quello che solitamente ci proibiamo, e funziona. Quantomeno funziona nell’immediato: Il cibo riveste il ruolo di rinforzo positivo, ci allontana momentaneamente dall’emozione spiacevole, è come se in quel momento ci dissociassimo.

Quando insorge il problema

Il problema insorge subito dopo, quando emerge il senso di colpa per esserci abbuffati e quando ci rendiamo conto che l’emozione negativa è ancora li.

La fame nervosa non ha nulla a che vedere con la fame fisiologica, è un impulso della nostra mente e non del nostro stomaco e pertanto è impossibile saziarla con il cibo.

Come sconfiggere la fame nervosa

Quello che dobbiamo fare è cercare di non iper-reagire in maniera compulsiva all’emozione mangiando, ma renderci conto che qualsiasi emozione che proviamo ha un inizio, un’evoluzione e poi una fine, è importante quindi lasciare che si esaurisca da sola senza ricorrere a rimedi poco efficaci che ci portano poi a stare ancora peggio e a sentirci male per aver mangiato troppo o in colpa per aver consumato troppe calorie.

La Mindfuleating un valido aiuto

Arrivare ad un’alimentazione consapevole, ovvero a riconoscere i nostri diversi tipi di fame e a saper distinguere tra fame fisiologica e fame emotiva, si può, la mindfuleating ci aiuta a riconnetterci con i segnali del nostro corpo, a riconoscere il senso di fame e di sazietà, ci aiuta a prevenire gli episodi di abbuffate e ci insegna un modo sano e sicuramente più funzionale per gestire tutte le nostre emozioni negative.


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In estate, pranzo di frutta: SI o NO?

Quella bella anguria così fresca ed idratante che ci attira tantissimo.. perchè non pranzarci?

IMPORTANTE: NO PRANZO DI FRUTTA

E NO! La frutta non può sostituire un pasto completo e bilanciato. Si rischia di andare oltre il consumo consigliato di frutta al giorno (2/3 porzioni da 150g) e di fare un eccessivo consumo di zuccheri della frutta.

In più, un pasto di sola frutta, non è saziante, il carico di zuccheri che ne deriva, provocherà il bisogno di mangiare nuovamente di lì a una/due ore. E non è tantomeno bilanciato, manca di una quota proteica, di grassi buoni.

CONSIGLIO

Meglio invece, inserire una porzione di frutta a fine pasto, magari dopo un bel secondo con un contorno di verdure crude, idratanti e nutrienti; sarà la dolce conclusione di un pasto!


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Intimità di coppia: abbracci, condivisione e ascolto

Quanto spesso ci capita di leggere su riviste, blog, forum, frasi standard su come risolvere i problemi di coppia come se esistesse una ricetta preconfezionata valida per tutti?

Come ben sappiamo ogni coppia è diversa dalle altre e ciascun membro della coppia è un essere differente dall’altro ed è proprio questa differenza a creare intimità. Lo afferma  David Schnarch psicologo e sessuologo che nel suo libro La passione nel matrimonio”  afferma come l’intimità di coppia  non si basi sulla conferma, sulla fiducia reciproca e  sull’accettazione, ma al contrario, sul conflitto, sull’autoconferma e sulla rivelazione unilaterale, non dobbiamo quindi  aspettarci di essere accettati, confermati oppure non messi in discussione per aprirci all’altro, ma siamo noi stessi individualmente  a renderci intimi  nella relazione mantenendo  il  nostro senso di identità senza esserne inghiottiti , né senza  aspettarci una totale remissione da parte del nostro partner. Quanto detto suona più o meno cosi: “Non mi aspetto che tu sia d’accordo con me; non sei stata messa/o sulla faccia della terra per confermarmi e rinforzarmi: Ma voglio che tu mi ami – e non puoi realmente farlo se non mi  conosci. Non voglio il tuo rifiuto – ma devo affrontare questa possibilità se devo sentirmi accettata/o o sicura/o con te” (Schnarch,2001).

Abbracci

Un modo potentissimo per tradurre tutta questa teoria in un comportamento pratico è l’abbraccio.

Abbracciatevi fino a rilassarvi afferma Schnarch, perché è nell’abbraccio che una coppia riesce a sentire quanto contano vicinanza interiore e distanza, è lì che risiede il vero erotismo e che viene enfatizzata la voglia d’amore di due persone innamorate.

Condivisione

Ma intimità è anche condivisone, condivisione positiva per l’esattezza, troppo spesso, soprattutto nelle relazioni più durature , tendiamo a dare tutto per scontato, a non prestare attenzione alle piccole cose, a trascurare i bisogni della coppia, un modo per focalizzarsi sugli obiettivi comuni ad esempio è la proiezione positiva, immaginare e condividere a voce alta attraverso visualizzazioni esplicite, i sogni, i desideri legati alla  coppia anche se non realizzabili nell’immediato, rappresentano un ottimo modo per focalizzarsi sugli obiettivi comuni, cosi come la condivisione emotiva, se ci prestiamo attenzione ci renderemo conto che a fine giornata ala domanda: come è andata oggi? molti di noi tendono ad elencare principalmente le cose negative che ci sono accadute, con tutto il bagaglio emotivo che ne consegue: rabbia, dispiacere, dissenso. Un modo che invece rinforza il benessere nel rapporto è provare a fare l’esatto opposto, provare quindi a raccontare per qualche giorno solo gli eventi positivi, anche quelli buffi o che possono sembrare banali e scontati e vedere come questo potenzi la voglia di stare insieme.

Ascolto

L’altro polo della condivisione emotiva positiva è lascolto, l’ascolto empatico, quello vero e profondo, dove lasciamo spazio all’altro di dire ciò che lo fa soffrire o che lo disturba  o che lo spaventa senza interromperlo, senza dover dire necessariamente la nostra avendo la presunzione di trovare subito una soluzione al problema presentato e  rischiando in questo modo di non capire ciò che l’altro sta tentando di esprimere.

Consigli B-Woman

Spesso in terapia propongo alla coppia l’ascolto in silenzio per almeno tre minuti, esortando entrambi i partner a riproporre l’esercizio a casa per una settimana, in genere la differenza sia nella condivisione che nell’ascolto, viene notata subito da parte di entrambi, diventano quindi consapevoli di quanto effettivamente talvolta basti poco per colmare una distanza dettata più dalla poca attenzione, che non da una reale lontananza tra i due.

 

 


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Estratti e centrifughe possono sostituire frutta e verdura fresca?

ASSOLUTAMENTE NO!

1️⃣ Ci priveremo di una parte importantissima: la fibra, utile per il suo potere saziante e nutriente per la nostra flora batterica intestinale

2️⃣ Questa è importante anche perchè aiuta a rallentare il picco glicemico che si crea con l’assunzione di solo succo di frutta, poichè assumiamo praticamente in purezza zuccheri della frutta

3️⃣ Inoltre l’assenza di masticazione riduce il senso di sazietà e appagamento: abbiamo fisiologicamente bisogno di masticare e si impiegherà certamente più tempo a consumare frutta fresca (il segnale di sazietà viene inviato circa 20 min dopo l’inizio di un pasto)

4️⃣ Prendiamo in considerazione un altro fattore: quanti frutti servono per avere un bicchiere di centrifuga? sicuramente più di uno, magari anche più di due. È vero che la frutta fa bene e dovremmo consumarne di più, ma anche questa ha le sue porzioni, 2/3 frutti al giorno, che così facendo andremo a consumare tutti insieme.

✅ Un modo per ovviare a questo problema, è quello di inserire verdure all’interno del nostro centrifugato, saranno idratanti e gustose allo stesso modo.

🥬 🥒 Alcune verdure di facile inserimento possono essere: cetriolo, finocchio, sedano e, per i più audaci, anche la rapa rossa.

‼️ IMPORTANTE ‼️

Consumo moderato di centrifughe, composte da un frutto e verdure a piacere, magari anche con un pizzico di zenzero

📞 Prenota una consulenza nutrizionale telefona al +39 393 9259908 oppure inviaci una email a info@b-woman.it


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PMA: l’attesa nel post transfer

Chi ha affrontato uno o più percorsi di PMA sa bene cosa significhi “stare” in quel tempo inesorabile del post transfer. Un tempo emotivamente coinvolgente, ricco di significati e che ha destato e continua a destare l’attenzione anche di coloro che lavorano a sostegno delle coppie (associazioni forum, operatori sanitari, psicologi). Questo ha portato ad una proliferazione di consigli e suggerimenti su come rendere più tollerabile lo stress, l’ansia e tutta l’intensità emotiva che lo stato stesso dell’attendere comporta per ciascun membro della coppia.

Ecco alcuni consigli

1. mantenere una routine normale;
2. non lasciare che la PMA prenda possesso di ogni aspetto della propria vita;
3. non farsi prendere dal panico;
4. distrarsi;
5. non trascorrere intere giornate su internet;
6. non analizzare ogni sintomo fisico nel tentativo di anticipare i possibili esiti del trattamento che sono assolutamente imprevedibili e non controllabili;
7. decidere a priori come e con si condividerà il risultato ottenuto;
8. condividere con il proprio partner di cosa si avrà bisogno se l’esito non dovesse essere positivo (distrarsi, essere lasciati soli, parlare dei prossimi passi da compiere, o concedersi del tempo);
9. non mettere in preventivo solo il successo o l’insuccesso, ma pensare in termini realistici, ovvero essere consapevole che il risultato potrà essere positivo o negativo.

Come interpretare questi consigli

Ciascuno di questi consigli è giusto ed è sensato, molti derivano dalle esperienze dirette di chi già affrontato dei cicli, altri sono i risultati di studi scientifici, altri ancora sono il frutto dell’esperienza clinica dei terapeuti che si occupano di sostenere le coppie nei percorsi di PMA. Ma ogni suggerimento, è valido solo se ha senso per quella coppia e quindi solo nel momento in cui si sente che effettivamente possa rendere più sopportabile il momento dell’attesa; quello che spesso accade, invece, è che ciascuno suggerimento venga preso come una regola da seguire, e questo, perché si cerca di controllare il maggior numero di variabili in gioco tentando il tutto e per tutto al fine di aumentare le probabilità di successo. Questa modalità a quel punto non è più funzionale, ma diventa controproducente, poiché alimenta nelle coppie, specialmente nelle donne, l’impulso a colpevolizzarsi e a responsabilizzarsi per il fallimento del trattamento anche senza prove reali di ciò; diventa quindi un susseguirsi di attribuzione delle colpe e un rimuginio costante su tutte le cose che si sarebbero dovute fare diversamente: “avrei dovuto essere più ottimista, avrei dovuto mangiare meglio, avrei dovuto riposare di più, fare più trattamenti di agopuntura etc”.

Importante 

In questa fase è molto importante comprendere che non esiste la scelta giusta o sbagliata su come vivere il tempo dell’attesa, ma quella più funzionale per i propri bisogni, se il bisogno di quella coppia, di quell’uomo o di quella donna è quello di accogliere tutte le proprie emozioni negative, allora è giusto farlo, e questo non significa lasciarsi travolgere da esse, ma semplicemente che se in quel momento si vuole lasciare spazio al dolore o alla tanto demonizzata rabbia o alla paura , allora quel dolore, quella rabbia e quella paura è giusto attraversarle , anche perché è solo attraversandole che potranno essere superate, cosi come se ci si sente fragili e si percepisce il bisogno di prendersi cura di se attraverso “gli altri”, allora è giusto coinvolgere chi riteniamo possa sostenerci, se vogliamo rompere una regola, una qualsiasi ,e concedersi una “coccola” allora è giusto farlo.
In questa specifica fase è quindi fondamentale darsi dei PERMESSI, sottrarsi dall’ossessione di ciò che debba essere fatto, o di ciò che sia più giusto fare, è importante quindi accogliere i propri pensieri e le proprie emozioni e i propri bisogni e gestirli nel modo che personalmente riteniamo più adatto in quel preciso momento.


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