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Quanto è importante l’alimentazione quando si è alla ricerca di un bimbo? Lo spiega in un’intervista a ‘La Stampa.it’ la dottoressa Gemma Fabozzi, embriologa, nutrizionista e responsabile del centro B-Woman di Roma: nell’articolo si approfondisce il tema dell’influenza della nostra dieta sulla fertilità, e si parla di come modulare al meglio le abitudini a tavola per aumentare le chance di rimanere incinta, senza rinunciare a nessun nutriente, grassi inclusi.

Di seguito un pezzo dell’articolo pubblicato su La Stampa.it

Siete in cerca di una gravidanza? Allora attente a quello che mangiate

I consigli dell’esperta sull’assunzione corretta di grassi, zuccheri, proteine e carboidrati. Latticini da tenere a bada, ma nel modo giusto

 

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Magre sì, ma non a tutti i costi. Specialmente se una donna è in cerca di una gravidanza. La cattiva abitudine di rinunciare totalmente ai grassi può infatti compromettere le capacità di concepimento.

«E moltissime donne questo lo ignorano -, avverte Gemma Fabozzi, embriologa, nutrizionista e responsabile del centro B-Woman di Roma. – Magre, a volte magrissime, sono convinte di fare la scelta giusta eliminando i grassi dalla loro dieta, quando invece il consiglio che io do a tutte le aspiranti mamme è quello di assumere il 25-30 per cento di grassi nella propria alimentazione, per facilitare il raggiungimento di una gravidanza», aggiunge.

 

Per leggere tutto l’articolo cliccate su La Stampa.it

 


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L’impatto psicologico del dolore da ciclo

Il periodo del  ciclo mestruale, lo sappiamo è decisamente fastidioso, per ciascuna donna poi è accompagnato da sintomi specifici che permettono di riconoscere l’avvicinarsi delle mestruazioni anche molti giorni prima.

Il dolore da ciclo spesso nasconde una patologia più seria come l’endometriosi

Ciò che però viene spesso trascurato è il dolore patologico da ciclo.  Il ciclo mestruale, infatti, non dovrebbe mai essere cosi doloroso, questo sintomo viene spesso considerato normale o interpretato come una bassa tolleranza al dolore  quando in realtà spesso rappresenta  la spia di una vera e propria patologia come l’endometriosi. L’endometriosi è una malattia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale, la mucosa che normalmente ricopre la cavità uterina e che permette l’annidamento dell’embrione, all’esterno dell’utero. Il tessuto endometriale può crescere in aree quali le ovaie, le tube ed il peritoneo, fino ad arrivare a colpire l’intestino ed i legamenti pelvici. Tale tessuto, definito lesione endometriosica, si sfalda mensilmente esattamente come l’endometrio ovarico, causando un sanguinamento ed una infiammazione cronica nell’area colpita.  Questo è il motivo per cui spesso al dolore del ciclo si affiancano  dolore pelvico diffuso e dolore durante la minzione e/o la defecazione.

Iter diagnostico complesso sia a livello economico che psicologico e le ripercussioni del dolore

Purtroppo l’iter diagnostico  è complesso e spesso dispendioso, sia a livello economico che psicologico. Basti pensare che prima di individuare lo specialista opportuno, le donne si rivolgano in media a sette medici diversi. Inoltre molte di loro, non ricevono mai una diagnosi se non in modo tardivo solo  quando vi è un sospetto di infertilità. In realtà  questa patologia richiederebbe un’attenzione specifica e in chiave multidisciplinare (medica, nutrizionale, psicologica, osteopatica/fisioterapica), questo perché  l’endometriosi ha dei costi, non solo in termini fisici ma anche in termini sociali e relazionali.  Basti pensare che  il  60% delle donne che ne soffre lamenta dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia) e spesso il dolore è talmente forte  da comportare  una limitazione, ed a volte interruzione, della propria attività sessuale, praticamente limitandola esclusivamente ai fini riproduttivi ed alla soddisfazione del partner.

Percorsi di coppia o terapie e i modi per superare il dolore

Per fortuna da qualche anno sono stati attivati percorsi di coppia o terapie che possano incentivare una sessualità più positiva e delle relazioni intime più soddisfacenti,  ma sappiamo anche quanto a volte ci siano delle reticenze a parlare della propria intimità. E’ importante quindi che la donna nel tempo intercorso tra la presa di consapevolezza  della patologia e la decisione di aprirsi ad un percorso terapeutico che abbia come fine ultimo quello della gestione del dolore e della  preservazione della sessualità, provi a fare qualcosa per se al fine di recuperare un’initimità che possa essere quanto più possibile soddisfacente.

Un esempio sono le tempistiche: le donne con endometriosi conoscono abbastanza bene il proprio corpo e molte di loro sanno che c’è un momento del mese in cui avere rapporti è più facile e meno doloroso rispetto ad altri momenti, si può quindi partire da lì.

C’è poi la sperimentazione,  esistono molte posizioni sessuali ed è importante che la donna  sia aperta alla sperimentazione di posizioni nuove fino a trovare quella in cui si sente più “comoda”,  e solitamente quella più comoda è anche quella in cui si sperimenta più piacere.

Infine  la comunicazione,  è molto importante che la donna sia onesta riguardo alla sua paura del dolore, perché è proprio  quella paura che la  porta ad  indietreggiare non appena viene toccata. Essere aperta con il proprio partner  aiuta quest’ultimo a non sentirsi rifiutato e a capire quale approccio avere con la propria compagna  nelle fasi più delicate, aiuta, inoltre, la coppia, a scoprire e riscoprire modi di stare in intimità diversi dall’attività sessuale, ma altrettanto soddisfacenti, nei periodi in cui il dolore è difficilmente tollerabile .

 


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Ciclo ovarico: la fase mestruale e l’alimentazione

Il ciclo mestruale, anche detto ciclo ovarico, è il lasso di tempo che intercorre tra una mestruazione e la successiva, lasso di tempo durante il quale si susseguono dei cambiamenti ormonali ciclici. Un ciclo mestruale dura in media 28 giorni e può essere diviso in 4 fasi: fase mestruale, fase follicolare, fase ovulatoria, fase luteale.
Una corretta alimentazione durante tutta la sua durata ha un ruolo fondamentale non solo per assecondare e supportare il fisiologico cambiamento ormonale nelle varie fasi del ciclo ottenendo una sinergia tra proprietà degli alimenti ed ormoni dominanti ma anche per evitare che errori nutrizionali disturbino il susseguirsi delle varie fasi. Inoltre, una corretta alimentazione aiuterà a ridurre e/o prevenire problematiche frequenti per molte donne quali lo spotting pre-mestruale, la dismenorrea e la sindrome premestruale.

Fase mestruale

La fase 1 del ciclo ovarico nota come fase mestruale, è la fase in cui ha inizio un nuovo ciclo ovarico e va indicativamente dal giorno 1 al giorno 5. L’endometrio che si era accresciuto il ciclo precedente si sfalda dando origine alla mestruazione e nuovi follicoli, strutture all’interno dei quali si trovano i preziosi gameti femminili chiamati ovociti, sono pronti per iniziare un nuovo ciclo che porterà all’ovulazione di 1 ovocita tra i tanti, quello che si troverà nel follicolo detto “follicolo dominante”.

Durante la fase mestruale uno dei problemi più comuni è la dismenorrea ossia la presenza di dolori a livello uterino. Spesso potrà presentarsimal di testa e gonfiore addominale e la diminuzione dei livelli ematici di ferrò potrà generare stanchezza e irritabilità.

Cosa fare in questi giorni

• Evitare alimenti che possono influire sui processi coagulatori del sangue come quelli eccessivamente fluidificanti quali ananas, fragole, melone, funghi, prezzemolo (in grandi quantità) soprattutto in caso di ciclo abbondante o al contrario coagulanti come i formaggi, la vitamina C degli agrumi o dei kiwi e la vitamina K della zucca o della carota se cucinante in un mezzo lipidico ad alte temperatura es. zucca fritta soprattutto nei primo 3-4 giorni..
Limitare il consumo di alimenti ricchi di iodio che stimolando la tiroide ecciterebbero il sistema nervoso favorendo gli spasmi e i crampi della muscolatura liscia dell’utero.
Preferire le proteine della carne e dell’uovo, le verdure ricche di ferro come radicchio, indivia belga e cicoria soprattutto nelle donne con sideremia bassa, alimenti ricchi in potassio e magnesio per contrastare i dolori mestruali e ristabilire il tono dell’umore es. pinoli, cioccolata fondente, banane, zucchine, fagiolini, etc.


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PMA: l’attesa nel post transfer

Chi ha affrontato uno o più percorsi di PMA sa bene cosa significhi “stare” in quel tempo inesorabile del post transfer. Un tempo emotivamente coinvolgente, ricco di significati e che ha destato e continua a destare l’attenzione anche di coloro che lavorano a sostegno delle coppie (associazioni forum, operatori sanitari, psicologi). Questo ha portato ad una proliferazione di consigli e suggerimenti su come rendere più tollerabile lo stress, l’ansia e tutta l’intensità emotiva che lo stato stesso dell’attendere comporta per ciascun membro della coppia.

Ecco alcuni consigli

1. mantenere una routine normale;
2. non lasciare che la PMA prenda possesso di ogni aspetto della propria vita;
3. non farsi prendere dal panico;
4. distrarsi;
5. non trascorrere intere giornate su internet;
6. non analizzare ogni sintomo fisico nel tentativo di anticipare i possibili esiti del trattamento che sono assolutamente imprevedibili e non controllabili;
7. decidere a priori come e con si condividerà il risultato ottenuto;
8. condividere con il proprio partner di cosa si avrà bisogno se l’esito non dovesse essere positivo (distrarsi, essere lasciati soli, parlare dei prossimi passi da compiere, o concedersi del tempo);
9. non mettere in preventivo solo il successo o l’insuccesso, ma pensare in termini realistici, ovvero essere consapevole che il risultato potrà essere positivo o negativo.

Come interpretare questi consigli

Ciascuno di questi consigli è giusto ed è sensato, molti derivano dalle esperienze dirette di chi già affrontato dei cicli, altri sono i risultati di studi scientifici, altri ancora sono il frutto dell’esperienza clinica dei terapeuti che si occupano di sostenere le coppie nei percorsi di PMA. Ma ogni suggerimento, è valido solo se ha senso per quella coppia e quindi solo nel momento in cui si sente che effettivamente possa rendere più sopportabile il momento dell’attesa; quello che spesso accade, invece, è che ciascuno suggerimento venga preso come una regola da seguire, e questo, perché si cerca di controllare il maggior numero di variabili in gioco tentando il tutto e per tutto al fine di aumentare le probabilità di successo. Questa modalità a quel punto non è più funzionale, ma diventa controproducente, poiché alimenta nelle coppie, specialmente nelle donne, l’impulso a colpevolizzarsi e a responsabilizzarsi per il fallimento del trattamento anche senza prove reali di ciò; diventa quindi un susseguirsi di attribuzione delle colpe e un rimuginio costante su tutte le cose che si sarebbero dovute fare diversamente: “avrei dovuto essere più ottimista, avrei dovuto mangiare meglio, avrei dovuto riposare di più, fare più trattamenti di agopuntura etc”.

Importante 

In questa fase è molto importante comprendere che non esiste la scelta giusta o sbagliata su come vivere il tempo dell’attesa, ma quella più funzionale per i propri bisogni, se il bisogno di quella coppia, di quell’uomo o di quella donna è quello di accogliere tutte le proprie emozioni negative, allora è giusto farlo, e questo non significa lasciarsi travolgere da esse, ma semplicemente che se in quel momento si vuole lasciare spazio al dolore o alla tanto demonizzata rabbia o alla paura , allora quel dolore, quella rabbia e quella paura è giusto attraversarle , anche perché è solo attraversandole che potranno essere superate, cosi come se ci si sente fragili e si percepisce il bisogno di prendersi cura di se attraverso “gli altri”, allora è giusto coinvolgere chi riteniamo possa sostenerci, se vogliamo rompere una regola, una qualsiasi ,e concedersi una “coccola” allora è giusto farlo.
In questa specifica fase è quindi fondamentale darsi dei PERMESSI, sottrarsi dall’ossessione di ciò che debba essere fatto, o di ciò che sia più giusto fare, è importante quindi accogliere i propri pensieri e le proprie emozioni e i propri bisogni e gestirli nel modo che personalmente riteniamo più adatto in quel preciso momento.


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Il pomodoro: proprietà e abbinamenti

Il pomodoro è il protagonista indiscusso dei piatti estivi, lo troviamo spesso sulle nostre tavole, sia solo che con gli  abbinamenti più disparati.

Ma quali sono le sue proprietà, com’è meglio mangiarlo e con quali abbinamenti?

Il pomodoro  è un frutto ricco d’acqua, vitamine e sali minerali, in particolare è ricco di:

  • vitamina C: fondamentale per la funzionalità del sistema immunitario, potente antiossidante e importantissima per la produzione di collagene nel nostro organismo;
  • vitamina A: fondamentale per la funzionalità del sistema visivo, crescita e sviluppo, salute e struttura della pelle e sistema immunitario.
  • acidi organici (malico, arabico e lattico) che lo rendono utile nel favorire la digestione, aumentare la salivazione e stimolare l’appetito.

Il suo colore rosso è dato dal suo contenuto in licopene, un potentissimo antiossidante dalle note proprietà antitumorali appartenente al gruppo dei carotenoidi, la cui biodisponibilità è significativamente più elevata se assunto in presenza di lipidi vegetali, ad esempio, cotto in olio extravergine d’oliva, modalità di cottura che ne favorisce la solubilizzazione durante la digestione, il suo assorbimento a livello della mucosa intestinale e il trasporto ai tessuti attraverso il circolo sanguigno.

Il pomodoro: Come & Perché?

Mentre il pomodoro crudo è ottimo per stimolare il fegato, ad esempio nei casi di mal di testa da difficolta epato-digestiva, cotto esercita un potente effetto drenante sul fegato in quanto il fruttosio viene trasformato in glucosio.

Il pomodoro è anche ricco di sali e ossalati dunque, per non avere spiacevoli effetti indesiderati (es. ritenzione idrica) conseguenza dell’eccesso di sali che si può generare in seguito ad abbinamenti sbagliati è bene saperlo associare sapientemente. Vediamo insieme quali possono essere degli abbinamenti giusti e quali è opportuno evitare per giovarsi delle innumerevoli proprietà benefiche del pomodoro stando attenti alla linea!

Associazioni SI’

Insalata di soli pomodori crudi, basilico, eventualmente qualche oliva verde dolce con nocciolo e cipolla cruda che riduce il suo potere edemizzante.

Associazioni NO

Pomodoro e mozzarella oppure insalata mista con pomodori, per l’eccesso di sali. Ricorda: pomodori meglio non associarli ad altre verdure!

FertilityTips

Il pomodoro è un alleato della fertilità, in particolare quella maschile!

E’ stato dimostrato, infatti, l’effetto benefico del licopene sul numero e sulla motilità degli spermatozoi e sui livelli circolanti di testosterone. Inoltre, il licopene sembra ridurre significativamente l’incidenza del cancro alla prostata!

 

 

FONTI:

1. Grabowska M , Wawrzyniak D , Rolle K , Chomczyński P , Oziewicz S , Jurga S , Barciszewski J .Let food be your medicine: nutraceutical properties of lycopene. Food Funct 2019 Jun 19;10(6):3090-3102. DOI: 1039/c9fo00580c

2. Arcari Morini D., D’Eugenio A., Aufiero F. Il potere farmacologico degli alimenti. Ed. Red, Milano 2005.

3. T. Murray. Il potere curativo dei cibi. Ed. Red, Milano 2003.

 


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Yoga di coppia

Come diceva Yogi Bhajan la vita di coppia è “lo yoga più difficile di tutti perché dovete rilassarvi tenere duro, lasciar andare e respirare”.

Lo yoga e la meditazione sono pratiche particolarmente indicate per ristabilire la calma interiore e riconnettersi con il proprio io.

Che cos’è lo Yoga di coppia

Il kundalini yoga prevede delle tecniche di meditazione specifiche da eseguire in coppia, che fortificano il legame come futuri genitori e stimolano la creatività, la sensualità e la capacità riproduttiva.

Un esempio di meditazione in coppia è la ruota dentata. 

Questo esercizio rende la colonna vertebrale più elastica, stimola la fertilità e l’energia vitale. Crea anche un’intesa con il partner dovendosi affidare l’uno al movimento dell’altro e mai come nella fase di ricerca di un bambino è importante fortificare questo legame.

Come si svolge una lezione di yoga di coppia

Come in ogni pratica di kundalini yoga si inizia con i mantra di apertura, dopodiché ci si posiziona per terra a gambe incrociate l’uno di schiena all’altro. Prendete contatto con il peso ed il calore del partner. Chiudete gli occhi e respirate lentamente finché la respirazione non diventa all’unisono.

Alla prima espirazione la donna si piega in avanti mentre l’uomo si appoggia all’indietro. Alla seguente inspirazione viceversa. In questo modo le schiene si compenetrano come i denti di una ruota dentata. L’esercizio va ripetuto per 3 minuti. Al termine ci si ferma nella posizione iniziale in ascolto.


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7° storia – Decidere per una vita senza figli

La storia di Andrea e Celeste

Da sempre ho desiderato il numero tre, ho mantenuto poi la convinzione che avrei avuto almeno un due, ma adesso sono un uno. Raccontata cosi sembra una storia tristissima,  ma in verità l’infertilità ha incredibilmente rappresentato la chiave di volta della mia vita.

Non ho mai ritenuto la mia condizione il frutto di un’ingiustizia, perché, nonostante l’avessi desiderato da sempre, a decidere di avere un figlio ci sono arrivata a 41 anni. La consapevolezza che la mia riserva ovarica non avesse lo stesso aspetto del mio volto che sembrava ancora ventenne ce l’avevo e come, ma in quegli anni, abituata a ottenere più o meno tutto nella vita, ero convinta che se anche le possibilità sarebbero state il cinque per cento, io sarei rientrata in quel cinque per cento. Passarono cosi altri due anni, iniziai a  chiedermi   se fosse giusto  pensare a ciò che non era ancora accaduto con la speranza che prima o poi  potesse verificarsi, perdendo di vista nel frattempo la vita che inesorabilmente andava avanti. Mi fermai e bussai alla porta della PMA. Cicli negativi, da li a breve arrivò la proposta di poter ricorrere alla fecondazione con donazione di ovociti. Ecco forse l’aspetto su quale mi sentivo meno “comoda” e sul quale nutrivo più resistenze era proprio quello della  donazione. Credo che per una persona ipercontrollante accettare la presenza di un estraneo in quella che forse è la sfera più intima di una coppia sia davvero una grande sfida. Io la persi,  non nutrivo grandi preoccupazioni sulla mancanza del legame genetico, perché il mio più grande punto di riferimento nella vita è sempre stato il mio patrigno, ma l’idea di un terzo non la accettavo. Rimasi ancora nel dubbio della decisione e in quel periodo mi fu di grande aiuto una domanda che mi rivolse la mia psicologa, con la quale, appunto, lavoravo da tre anni sul tema del controllo. Mi chiese nell’eventualità di decidere per una vita senza figli quale  sarebbe stato l’aspetto più difficile da affrontare. Pensai: “accettare di non poterne avere”.  Mi sembrò una risposta più che esaustiva rispetto alla direzione che avrei dovuto prendere, ma non volli lasciare nulla di intentato e decisi di accompagnare Andrea  a Santo Domingo che doveva seguire i lavori per la costruzione del suo piccolo villaggio turistico, forse un viaggio ci avrebbe aiutato a fare ulteriore chiarezza. Da Santo Domingo non tornammo. Divenni madre per  otto volte, otto ragazzini meravigliosi che abitavano nei paesi vicini alla zona costiera. Non fu beneficienza, ma fu una specie di istinto quello di  voler trascorrere gran parte delle mie giornate assieme a loro.  Tornai a Roma dopo due anni senza Andrea, la decisione fu presa di comune accordo, fu sofferta, ma entrambi avevamo imparato che il volersi un gran bene non  sarebbe più stato sufficiente. La consapevolezza che mai nessuno mi chiamerà mamma, fa ancora male, ma ho imparato a conviverci.  L’infertilità ha fermato il mio tempo e ad oggi posso dire di averne tratto beneficio. Ho sempre pensato che la mia vita dovesse andare in un modo soltanto senza pensare se davvero fosse quello che desideravo. Oggi posso dire di  aver trovato altri modi per sentirmi appagata, modi che molto probabilmente senza il percorso che ho affrontato non sarei mai stata in grado di trovare.

I consigli

Quando una coppia si muove nella direzione di  rinuncia, deve confrontarsi con l’idea che il progetto condiviso di genitorialità è perduto. Questa decisione rappresenta forse il momento più doloroso per entrambi i coniugi.

 Un primo aspetto riguarda  proprio il termine decisione che viene privato del suo significato di libera scelta e viene considerato come un qualcosa di  imposto o come l’unica opzione possibile tra diverse alternative di genitorialità, che non collimano con il desiderio maturato da quella coppia, questo rende ancora più difficile considerare quelli  che potrebbero rappresentare i risvolti positivi di una tale decisione.

Inoltre va considerato che, per chi ha intrapreso la  PMA, la rinuncia di un figlio biologico, si inserisce come chiusura di un percorso, un percorso costellato  di speranze, delusioni,  sacrifici ed aspettative.

Il tema delle aspettative è un altro fattore che merita uno spazio di riflessione

Molte coppie, infatti, iniziano un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita solo pensando in termini positivi, ovvero maturando la convinzione  che nel loro caso l’infertilità verrà risolta. Questo modo di pensare non è determinato solamente dalla predisposizione della coppia a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, ma è alimentato anche da un contesto esterno mediatico estremamente fuorviante.  Molte coppie scelgono il centro in base alle informazioni che dispongono sul ginecologo di riferimento, quello che gode di fama internazionale,  quello che fa miracoli, quello che partecipa a centinaia di congressi e che  viene continuamente intervistato, incrementando l’idea che  affidandosi a lui, molto probabilmente riusciranno a risolvere il problema;   ci sono  poi le innumerevoli  informazioni riportate  sulle testate giornalistiche, la maggior parte legate al tema del successo, come ad esempio gravidanze ottenute a 51 anni o centinaia di casi in cui si termina il percorso con il bambino in braccio,  raramente si legge dei  possibili fallimenti. E’ chiaro che tutto questo condiziona la coppia a mettere in preventivo solo il successo, negando un dato di realtà importantissimo ovvero quello del possibile fallimento e quando questo arriva, la delusione e il dolore sono ancora più intensi.

Il tema dell’accettazione è un altro aspetto da prendere in considerazione

Un altro aspetto da considerare quando si termina un percorso di PMA, è il tema dell’accettazione, dove per accettazione si intende prendere coscienza e imparare a convivere con qualcosa che non è possibile modificare. Per Celeste, questa parola in realtà è stata catartica, poiché ha preso consapevolezza del fatto che la delusione fosse più legata all’ammettere di non poter  avere un figlio che non al desiderio del figlio stesso, ma per molte altre coppie,  che considerano il volere mettere al mondo un bambino come  una pura forma d’amore, come un darsi totalmente  all’altro, è chiaro che il doversi confrontare con l’irrealizzabilità di tale desiderio, diventa emotivamente più doloroso.

Molte coppie, poi, hanno un’idea falsata del vivere senza figli.

Spesso nutrono la paura di rimanere bloccati in quel vissuto di tristezza dal quale si sentono sopraffatte nel momento stesso in cui si trovano a doversi chiedere se lasciare andare o meno  il progetto di genitorialità, se tentare ancora o considerare altre opzioni,  oppure si convincono dell’idea che la vita senza figli sia una vita vuota, o ancora che potranno pentirsi un domani della scelta fatta e che forse sarebbe stato meglio contemplare altri modi per diventare genitori come ad esempio l’adozione o la fecondazione con donazione di gameti.

Nel primo caso è importante che la coppia riconosca che solo una parte del dolore che si sta sperimentando nel momento attuale, deriva dalla mancanza di un figlio, il vissuto emotivo negativo deriva anche dall’esasperante incertezza se si potrà  mai essere un genitore. Nel momento stesso in cui la coppia si dà il permesso di “lasciar andare”, potrà liberarsi da questa incertezza e dal continuo domandarselo, emergendo dalla pesantezza del dolore e attivandosi per un nuovo progetto di vita. Anche che la vita senza figli rappresenti inevitabilmente una vita vuota è una credenza disfunzionale. E’ chiaro che lo diventa nel momento stesso in cui la coppia non si dà il permesso di liberarsi dal vissuto di tristezza e fallimento  impedendosi di investire in nuovi obiettivi e  in nuovi interessi. La vita senza figli infatti comporta un guadagno in termini di tempo e libertà che sono entrambe due ottime risorse per accrescere il proprio sviluppo personale, di coppia, professionale e relazionale. Infine, la paura di un possibile rimpianto, fa parte di ogni processo decisionale, l’ambivalenza è una componente della condizione umana,  ci saranno  inevitabilmente  giorni in cui ci si troverà a chiedersi  se prendendo una decisione diversa si sarebbe stati più felici. Ma questo aspetto fa parte di ogni scelta che riguarda la propria vita: la parola decidere significa, infatti, rinunciare a qualcosa.

La mancanza di un figlio, inevitabilmente rappresenta un dolore da elaborare, l’importante è che la coppia non lo viva come una condanna eterna, se ci si concede l’opportunità di andare avanti,  ci si renderà conto che esistono migliaia di matrimoni felici e di vite ugualmente realizzate anche in assenza di figli, cosi come esistono innumerevoli modi per essere ugualmente generativi anche senza la presenza di un figlio biologico.

 


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Linfodrenaggio manuale Vodder/Leduc è un trattamento da utilizzare: durante un percorso di PMA, durante la gravidanza e anche durante il puerperio

Il linfodrenaggio manuale Vodder/Leduc  è un trattamento strutturato sulla fisiologia e sulla funzionalità del sistema linfatico. Grazie ad un appropriato sistema di manovre, si agisce direttamente sul drenaggio della linfa e del liquido interstiziale determinando una conduzione dell’accumulo linfatico verso precise stazioni linfonodali, tale effetto, secondo indagini effettuate con laser doppler, è immediato.

L’utilizzo di manovre lente rende questo trattamento estremante versatile, funzionale e facilmente applicabile durante fasi specifiche in cui può trovarsi la donna:

  • durante un percorso di PMA: in questo caso il trattamento previene ed attenua la sensazione di gonfiore dovuto all’accumulo di scorie metaboliche e tossine conseguenti alla stimolazione ormonale
  • durante la gravidanza: aiuta la linfa spesso ostacolata dal peso della pancia a circolare liberamente, agisce, inoltre, sulla ritenzione idrica riducendo sensibilmente il gonfiore che normalmente si accusa maggiormente su gambe viso e braccia. Infine, lavorando sui linfonodi, favorisce la protezione immunitaria.
  • durante il puerperio: in questo caso il linfodrenaggio ha un effetto trifasico , lavora sull’addome aiutando utero e visceri a tornare alle loro posizioni pre-gravidanza, favorisce il rilassamento muscolare stimolando la circolazione addominale e quindi attivando l’intestino, elasticizza i tessuti che durante la gravidanza hanno perso il loro tono, riduce il gonfiore a livello degli arti inferiori, infine, lavora su seno e torace, favorendo, ove necessario, la montata lattea e prevenendo ingorghi mammari e ragadi.

 


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Lo stress influisce sulla fertilità?

Negli ultimi anni, diversi studi hanno dimostrato una relazione tra stress e fertilità portando tantissime coppie a domandarsi se effettivamente l’essere sottoposte a stress eccessivo potesse allungare se non addirittura impedire l’ottenimento di una gravidanza (Lynch, 2014; Taylor 2016).

La verità è che non esiste una risposta certa.

Non possiamo affermare che  lo stress causa infertilità”, perché anche se ci fosse una plausibilità biologica, ci sono tante altre variabili da tenere in considerazione, perché molti altri studi hanno dimostrato che non esiste relazione tra stress e infertilità,  perché nel corso dei tempi moltissime persone hanno concepito in condizioni estreme come guerre e carestie, ma non possiamo nemmeno affermare che lo stress non causa infertilità”, perché come abbiamo visto ci sono comunque evidenze a sostegno di una possibile relazione tra le due variabili.

Cosa possiamo fare?

La verità è che non è tanto importante conoscere la risposta, quanto essere consapevoli del fatto che più si allungano i tempi di attesa di un figlio, più il percorso diventa faticoso e più lo stress aumenta fino a diventare una costante nel percorso stesso, ma nello stesso tempo va sottolineato che anche  se non possiamo controllare cosa succede, possiamo lavorare per imparare a gestire quello che ci succede, perché se è vero che l’infertilità causa frustrazione e crea un senso di isolamento, se è vero che può portare a dubitare di se stessi e può causare tensioni di coppia, è anche vero che ciascuno possiede già dentro di se le risorse per poter affrontare ogni aspetto faticoso, è solo che a volte vengono congelate dal dolore che si prova.

Prossimo articolo

Nel prossimo articolo parleremo di tutti i servizi  che noi del Centro proponiamo alle coppie nell’ottica di fornire strumenti utili  per gestire con meno fatica e meno stress il percorso che stanno affrontando.

Consiglio B-Woman

Nel frattempo quello che consigliamo in maniera sommaria, è di prendersi cura della propria  persona, fare attività piacevoli ed appaganti, limitare l’esposizione a persone cosiddette “tossiche” e che  non ci  fanno star bene, uscire, essere un pò egoisti, chiedere aiuto, connettersi con il partner e fare qualunque cosa che possa  arrecare benessere.

 


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Which key performance indicators are most effective in evaluating and managing an in vitro
fertilization laboratory?

Gemma Fabozzi, Danilo Cimadomo, Roberta Maggiulli, Alberto Vaiarelli, Filippo Maria Ubaldi, and Laura Rienzi

Fertility and Sterility 2020 – DOI: https://doi.org/10.1016/j.fertnstert.2020.04.054

 

E’ stato pubblicato oggi in un’edizione speciale della prestigiosa rivista Fertility&Sterility un lavoro della Dottoressa Gemma Fabozzi dal titolo “Quali sono gli indicatori chiave di prestazione (KPI) più efficaci nella valutazione e nella gestione di un laboratorio di fecondazione in vitro”

Il lavoro descrive i principali KPI strutturali, di processo e di risultato che dovrebbero essere utilizzati da tutti i responsabili di laboratori di fecondazione assistita per monitorare le prestazioni del proprio laboratorio e fornire ai pazienti una qualità delle cure sempre migliore.

Abstract

The laboratory is the heart of an in vitro fertilization (IVF) clinic, and a quality management system is critical for its administration. We review the main structural, process, and outcome key performance indicators (KPIs) to provide laboratory managers with concrete tools aimed at enhancing the quality of their work. Three concepts must be stressed when dealing with KPIs in IVF: [1] always consider the three types of indicators (structural, process, and outcome related), [2] carefully adapt the control chart to either promptly identify issues and adopt corrective measures, or redefine the control limits in a process called “progress building,” [3] consider that achieving a healthy live birth is a multidisciplinary effort that is subject to several confounders, which must be recognized and accounted for in the analyses. In this regard, future KPIs shared among clinicians and embryologists are desirable to enhance the quality of infertility care for IVF patients.

Key Words: IVF laboratorykey performance indicatorKPIquality controlquality management


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