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Il mal di testa, o cefalea, è uno dei disturbi più diffusi nella popolazione, ma anche tra i più complessi da interpretare.
Le cause possono essere molteplici: stress, predisposizione genetica, stimoli sensoriali, tensione muscolare o cambiamenti ormonali.
Tuttavia, un aspetto spesso trascurato riguarda il ruolo dell’alimentazione. Le nostre abitudini alimentari possono influenzare in modo significativo il funzionamento di organi chiave come intestino, fegato e pancreas, contribuendo all’insorgenza o al peggioramento della cefalea.  In quest’articolo, la Dott.ssa Giulia Verdone, esperta in nutrizione clinica, ci spiega come l’alimentazione possa influenzare la comparsa e l’intensità del mal di testa, illustrando i meccanismi che collegano intestino, fegato e metabolismo cerebrale, e offrendo consigli pratici per prevenirlo attraverso scelte nutrizionali mirate.

Quando la dieta influenza il mal di testa

Una dieta squilibrata, un intestino pigro o un fegato affaticato possono alterare gli equilibri metabolici e infiammatori dell’organismo. Ecco tre meccanismi principali che collegano alimentazione e cefalea:

  1. Accumulo di tossine

Un intestino che non funziona in modo efficiente rallenta l’eliminazione delle tossine, favorendo uno stato infiammatorio sistemico che può estendersi fino al cervello. Questo processo può contribuire a scatenare o peggiorare gli episodi di cefalea.

  1. Squilibri glicemici

Il cervello è estremamente sensibile alle variazioni di glucosio. Gli sbalzi glicemici (iperglicemia seguita da ipoglicemia reattiva) influenzano l’attività del sistema nervoso centrale e possono scatenare il mal di testa quando i livelli di zucchero nel sangue calano rapidamente.

  1. Fegato sovraccarico

Il fegato è il principale filtro dell’organismo. Quando è appesantito da eccessi alimentari, farmaci o alcol, il carico tossinico aumenta. In questi casi, può essere utile sostenere la sua funzione con rimedi naturali come il succo di limone o gli alimenti amari (radicchio, carciofo, cicoria), che favoriscono la depurazione e la digestione.

Cosa puoi fare per alleviare la cefalea con l’alimentazione

Un approccio alimentare equilibrato e consapevole può ridurre la frequenza e l’intensità del mal di testa. Ecco alcune indicazioni pratiche da tenere a mente:

  1. Scegli alimenti leggeri durante un attacco: in caso di mal di testa acuto, prediligi cibi semplici, poco elaborati e facilmente digeribili. Un rimedio naturale utile può essere una fetta di limone con un po’ di zucchero, da consumare intera per stimolare la funzione digestiva ed epatica e favorire l’eliminazione delle tossine. Da evitare in caso di diabete.
  2. Osserva come reagisci al caffè: il classico rimedio del caffè con limone può essere efficace in alcuni casi, ma non è valido per tutti. Se il caffè allevia il mal di testa, è possibile che la causa sia legata a fegato o glicemia: la caffeina stimola entrambi i sistemi. Se invece peggiora i sintomi, la cefalea potrebbe avere un’origine nervosa o vascolare, e la caffeina può aumentare l’eccitabilità del sistema nervoso. Questa reazione è un segnale utile per orientare il lavoro successivo.
  3. Rivedi le tue abitudini quotidiane: quando la cefalea è ricorrente, è importante analizzare la propria alimentazione nel lungo periodo. Affidarsi a un professionista della nutrizione può aiutare a individuare carenze, errori o eccessi che contribuiscono al disturbo e impostare una dieta personalizzata.

Conclusione

L’alimentazione gioca un ruolo determinante nella prevenzione e gestione del mal di testa.
Prendersi cura di intestino, fegato e glicemia attraverso una dieta equilibrata e scelte consapevoli può ridurre gli episodi di cefalea e migliorare il benessere generale.

 

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Il sale è uno degli ingredienti più utilizzati in cucina in tutto il mondo. Che sia aggiunto durante la cottura o usato per insaporire i piatti a tavola, il sale svolge un ruolo fondamentale non solo nel gusto, ma anche in alcune funzioni essenziali del nostro organismo. Tuttavia, come per molti altri alimenti, la parola chiave è moderazione.

Il sale da cucina (cloruro di sodio) è un elemento ampiamente presente nell’alimentazione quotidiana e rappresenta una fonte essenziale di sodio e cloruro, due elettroliti fondamentali per numerose funzioni fisiologiche. Nelle donne in età fertile, una corretta modulazione dell’apporto di sodio riveste un ruolo cruciale per il benessere cardiovascolare, ormonale e metabolico, oltre a influire sulla ritenzione idrica e sul bilancio minerale.

In questo articolo, Martina Deleuse, biologa nutrizionista del centro B-Woman, ci spiega quali sono i benefici e le funzioni del sale nella dieta delle donne in età fertile.

Proprietà e benefici del sale

  1. Regolazione dell’equilibrio idrosalino: Il sodio contenuto nel sale è essenziale per mantenere l’equilibrio dei liquidi corporei. Aiuta il corpo a regolare il volume del sangue e la pressione sanguigna, collaborando con il potassio e altri elettroliti.
  2. Regolazione dell’equilibrio idro-elettrolitico e della pressione osmotica influenzando la distribuzione dei fluidi tra compartimenti intra- ed extracellulari.
  3. Funzione nervosa e muscolare: Il sodio è necessario per la trasmissione degli impulsi nervosi e la contrazione muscolare., inclusi i muscoli uterini, scheletrici e cardiaci. Una carenza di sodio può portare a crampi, debolezza e confusione mentale.
  4. Supporto alla digestione e assorbimento dei nutrienti: Il cloruro, l’altro componente del sale da cucina, è fondamentale per la produzione di acido cloridrico nello stomaco, indispensabile per la digestione e l’assorbimento di alcuni nutrienti, come glucosio e aminoacidi attraverso co-trasportatori sodio-dipendenti.
  5. Modulazione della pressione arteriosa attraverso l’interazione con il sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS).
  6. Conservazione degli alimenti: Storicamente, il sale è stato utilizzato come conservante naturale. Ancora oggi, alcuni cibi salati (come formaggi stagionati o salumi) sono prodotti artigianali di alta qualità, se consumati con misura.

Effetti negativi

Nonostante i suoi benefici, un consumo eccessivo di sale può avere effetti negativi importanti sulla salute, tra i più importanti e comuni ritroviamo:

  • Ipertensione arteriosa: L’eccessivo apporto di sodio è uno dei principali fattori di rischio per l’aumento della pressione sanguigna, che a sua volta è legato a malattie cardiovascolari come ictus e infarto.
  • Ritenzione idrica: Troppo sale può causare un accumulo di liquidi, con gonfiore e senso di pesantezza, soprattutto in persone predisposte, importante regolare il rapporto acqua/sale nella propria dieta quotidiana.
  • Salute renale: L’eccesso di sodio può sovraccaricare i reni, aumentando il rischio di calcoli renali o insufficienza renale nel lungo termine.
  • Osteoporosi: Un’assunzione eccessiva di sodio può aumentare la perdita di calcio nelle urine, influendo negativamente sulla salute delle ossa

Consumo di sale e salute femminile

In riferimento al consumo di sale e salute femminile gli aspetti più importanti da tenere in considerazione sono sicuramente il rapporto tra ciclo mestruale e ritenzione idrica, la salute ossea e l’importanza della corretta funzionalità tiroidea per una buona fertilità.

  • Ciclo mestruale e ritenzione idrica

Fluttuazioni ormonali, in particolare di estrogeni e progesterone, influenzano la ritenzione di sodio e acqua. Nella fase luteinica, l’aumento del progesterone può determinare una maggiore attività dell’aldosterone, con conseguente ritenzione idrosalina. Un apporto elevato di sale in questa fase può accentuare sintomi premestruali quali gonfiore, tensione mammaria e cefalea.

  • Salute ossea

Un eccessivo introito di sodio è associato a un aumento dell’escrezione urinaria di calcio. In età fertile, questo può contribuire alla deplezione del patrimonio minerale osseo, soprattutto in soggetti con bassi livelli di assunzione di calcio o alterato assorbimento intestinale (es. in caso di celiachia o disturbi gastrointestinali).

  • Fertilità e tiroide

L’uso di sale iodato è raccomandato per prevenire carenze di iodio, micronutriente essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei (T3 e T4). Nelle donne in età fertile, una sufficiente funzionalità tiroidea è indispensabile per la regolarità del ciclo mestruale, la fertilità e lo sviluppo embrionale nelle fasi precoci della gravidanza.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda un consumo massimo di 5 grammi di sale al giorno (circa un cucchiaino), pari a circa 2 grammi di sodio. In media, però, la popolazione mondiale ne consuma quasi il doppio.

Rischi di un eccesso di sale:

  • Ipertensione arteriosa: il sodio in eccesso può aumentare la pressione arteriosa, un fattore di rischio per complicanze cardiovascolari e renali.
  • Sindrome premestruale (PMS): un elevato consumo di sodio è stato correlato con un peggioramento dei sintomi della PMS in alcuni studi osservazionali.
  • Disfunzione endoteliale e infiammazione: l’eccesso di sodio può influenzare negativamente la funzione endoteliale e promuovere processi infiammatori subclinici, con potenziali effetti su fertilità e salute vascolare.

Consigli pratici per un uso consapevole del sale: 

  • Preferire il sale iodato: In molti paesi, tra cui l’Italia, viene raccomandato l’uso di sale iodato per prevenire carenze di iodio, essenziale per la salute della tiroide.
  • Limitare i cibi ultra-processati: La maggior parte del sale che assumiamo non proviene dalla salatura, ma dagli alimenti confezionati (come snack, insaccati, zuppe pronte, pane industriale, ecc.).
  • Insaporire con alternative naturali: Spezie, erbe aromatiche, aglio, limone e aceto possono arricchire i piatti riducendo la necessità di sale aggiunto.
  • Leggere le etichette: Controllare il contenuto di sodio negli alimenti confezionati è un passo fondamentale per mantenere un apporto giornaliero equilibrato.

Conclusioni

Per le donne in età fertile, una corretta gestione dell’apporto di sale non è solo una questione di gusto o prevenzione cardiovascolare, ma un elemento integrato nella salute riproduttiva, ossea e metabolica. Il sale è un alleato prezioso della nostra salute se utilizzato con equilibrio e consapevolezza. Non va demonizzato, ma neppure sottovalutato. Ridurne l’eccesso nella dieta quotidiana è un passo semplice ma efficace verso uno stile di vita più sano. Come sempre in nutrizione, il segreto sta nella qualità, nella moderazione e nella varietà.

Bibliografia:

  1. World Health Organization. Guideline: Sodium intake for adults and children. WHO, 2012.
  2. Ministerio della Salute. Piano nazionale per la prevenzione del rischio legato al consumo di sale. 2016.
  3. Bertone-Johnson ER. “Premenstrual syndrome and premenstrual dysphoric disorder: epidemiology and treatment.” UpToDate. Aggiornato 2023.
  4. Blekkenhorst LC et al. “Dietary sodium and health: a narrative review of evidence from clinical trials and cohort studies.” Nutrients. 2020;12(11):3436.
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Il basilico è una pianta aromatica coltivata e utilizzata in tutto il mondo per le sue proprietà culinarie, medicinali e aromatiche. Ricco di oli essenziali, vitamina A e vitamina C, il basilico svolge una forte azione sedativa sul sistema nervoso centrale poiché svolge un’azione tonificante sul fegato.

In questo articolo, Martina Deleuse, biologa nutrizionista del centro B-Woman, ci spiega quali sono le proprietà e i benefici per la salute del basilico.

Origini del basilico

Il basilico è probabilmente originario dell’India, dove era considerato un’erba sacra, veniva poco usato in cucina. In Cina trova ampio uso come pianta medicinale da più di 3.000 anni ed è tutt’ora impiegato per curare gli spasmi intestinali, problemi circolatori e dolori renali.

Il suo utilizzo come erba aromatica risale al tempo dei Romani che le attribuivano anche l’onore di essere una pianta simbolo degli innamorati.

Proprietà del basilico 

Il basilico contiene molti oli essenziali, potassio, calcio, ferro, vitamina A e vitamina C.

Ha una forte azione sedativa sia sul sistema nervoso centrale poiché svolge un’azione tonificante sul fegato, organo che possiamo considerare come uno dei principali regolatori di tutto il sistema nervoso in quanto ha un’influenza sullo stato dei neurocettori deputati alla trasmissione dell’impulso nervoso.

La sua azione sedativa influenza inoltre anche la salute delle mucose dell’apparato digerente svolgendo su di esse un’azione carminativa, come quella di una tisana.

Utilizzo in cucina

Viene impiegato in cucina preferibilmente fresco e non essiccato, poiché usato in quest’ultima modalità, se consumato in grandi quantità, ha dei potenziali effetti nocivi sulla salute dovuti all’alto contenuto di estragolo.

Il basilico può essere usato da solo o in abbinamento ad altre spezie come aglio, timo e origano. Viene spesso usato per profumare salse di pomodoro e nella preparazione del pesto, salsa usata principalmente per condire pasta, riso e patate.

Come consumarlo

  • Pasta pomodoro e basilico;
  • Foglie fresche aggiunte all’insalata;
  • Ingrediente base nella preparazione del pesto;

Ricetta per infuso a base di basilico

Infuso di basilico per spasmi gastrici:

Mettere in infusione 5g di foglie di basilico fresco in una tazza di acqua bollente con succo di limone e 1 cucchiaino di zucchero.

 

 

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La nutrizione funzionale considera i lipidi nutrienti indispensabili ed essenziali per l’organismo.

Nonostante le evidenze scientifiche, siamo ancora sommersi da slogan di prodotti “senza grassi” pubblicizzati erroneamente come più naturali e sani. La fobia verso tutti gli alimenti ricchi di grassi ha permesso all’industria di offrire sempre più prodotti “light” e dunque “più magri” o amici della linea. Il consumatore si aspetta che un alimento magro, ovvero con pochi grassi e dunque meno calorico, non contribuisca all’aumento di peso.

La realtà però è molto diversa ed è il caso di parlare del latte scremato e delle bevande vegetali sostitutive. Sono veramente più salutari? Spesso no.

In questo articolo la Dott.ssa Giulia Verdone approfondisce l’argomento e ci parla di “latte intero e falsi miti”.

Latte intero e latte scremato: un’analisi dei nutrienti

Analizzando i nutrienti delle singole bevande, vi sorprenderà sapere che il latte intero non ingrassa più di quello scremato; anzi, è esattamente il contrario. Latte e yogurt scremati vengono privati della frazione grassa e risultano quindi più alti in zuccheri ed acqua. Il grasso naturalmente presente nel latte, insieme alla vitamina D, che è liposolubile, è fondamentale per l’assorbimento del calcio.

Il latte intero risulta quindi una scelta più salutare e saziante sia dal punto di vista nutritivo che della linea, offrendo una sazietà prolungata.

Le bevande vegetali 

Le bevande vegetali, invece, sono ottenute macinando cereali, semi o legumi (riso, avena, soia) e, invece di contenere grassi sani, generalmente contengono più zuccheri, con un indice glicemico più alto, stimolando il rilascio di insulina.

Queste bevande sono più un piacere o un’alternativa per chi è intollerante al lattosio e non vuole rinunciare alle proprie abitudini, ma bisogna fare attenzione agli zuccheri in eccesso e distinguere tra le diverse tipologie di bevande vegetali.

Conclusioni

In conclusione, possiamo dire che latte, yogurt e formaggi “light” sono spesso più costosi, poco sazianti e possono portare ad un aumento del consumo complessivo di cibo, nonché ad un aumento del girovita. L’accumulo di grasso corporeo, specialmente quello addominale, dipende più dagli eccessi di zuccheri che dai grassi sani presenti negli alimenti.

 

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La transizione verso una dieta gluten free dopo una diagnosi di celiachia rappresenta una sfida, sia per gli adulti che per i giovani pazienti. Molte persone, per mancanza di tempo o di una consulenza nutrizionale adeguata, finiscono per affidarsi a prodotti industriali senza glutine.

In questo articolo, la Dr.ssa Giulia Verdone ci parla di celiachia e dei rischi per la salute dei prodotti senza glutine.

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