LE NOSTRE STORIE: Quando un figlio non arriva, come ne risente la sessualità

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2° storia: quando un figlio non arriva, come ne risente la sessualità

La storia di Marco e Giada

“Quanti?” “Sei, Giada”. “Sei ovociti non sono molti pensai”, ma ero ancora stordita dall’anestesia, non riuscii a chiedere nient’altro alla ginecologa in quel momento. Tornai a casa con un grande mal di testa, provai a riposarmi ma niente, eccoli di nuovo i miei se.. i miei ma… i miei quindi. Troppo pochi… con la fortuna che ho non potranno essere tutti inseminati… quindi ancora meno embrioni della scorsa volta.. se solo avessi saputo che proprio grazie a quel ciclo avrei dato alla luce Anna… ma in quel periodo le sfumature grigie della mia vita prendevano il sopravvento, più passavano i mesi, più accumulavo tentativi falliti, più mi sentivo vicina all’ultima fermata del treno, quella dove non sarei mai voluta scendere, quella della rinuncia, quella della nostra vita senza figli.

Mi bloccai, fermai quella parte negativa di Giada, quella dei pensieri catastrofici, dovetti farlo, perché promisi a Marco che quel fine settimana sarebbe stato nostro, quel sabato non saremmo stati la coppia della PMA, ma semplicemente Marco e Giada che andavano a festeggiare le nozze dei loro amici.

Le circostanze furono favorevoli, Filippo e Martina erano l’ultima coppia del nostro gruppo a sposarsi, gli unici a non avere figli. La richiesta esplicita dei nostri amici di non portare bambini al loro ricevimento fu per me motivo di sollievo.

Adoravo i bambini delle mie amiche ma ero stanca di dover fingere comprensione ogni volta che una di loro si lamentava dei capricci, dei pianti, delle giornate faticose, quando con il cuore a pezzi, l’unica cosa che avrei voluto dire era quanto in realtà fossero fortunate.

Quel giorno ci divertimmo davvero, di nuovo spensierati, sereni, tornammo a casa e accadde quello che oramai succede sempre… mi allontanai da lui, sapevo che il ripetersi di questo meccanismo avrebbe avuto un effetto devastante sul nostro matrimonio, ma non potevo, sentivo che qualcosa aveva derubato la mia sensualità e la mia spontaneità più intima.

Volevo trovare una causa esterna, mi sarei sentita meno responsabile, volevo dare la colpa ai trattamenti, in fondo si legge ovunque che la PMA rende meccanica la sessualità di coppia, ma non era quella la causa, avevo passato gli ultimi due anni a fare analisi, ecografie, monitoraggi, ad avere rapporti mirati. Mi ero abituata, sapevo benissimo differenziare i due piani, volevo essere superficiale e attribuire la colpa alle stimolazioni, al gonfiore, ma non mi vedevo gonfia, tantomeno ne avevo la percezione, a dire la verità mi sentivo svuotata, mi guardavo e mi domandavo com’era possibile che dentro di me qualcosa avesse smesso di funzionare, com’era possibile che una delle parti di me a cui ho sempre prestato attenzione, di cui ho avuto sempre cura e che mai mi ha dato problemi (se non qualche slogatura o ammaccatura nel corso degli anni) aveva deciso di tradirmi? Non era la fecondazione assistita ad aver danneggiato la nostra intimità, era il mio corpo che aveva maltrattato la mia femminilità.

I consigli

L’intimità di coppia può essere profondamente compromessa durante i percorsi di fecondazione assistita. La sessualità infatti passa da un soddisfacimento di un desiderio ad un mero atto procreativo in cui sono i giorni più fertili a definire quando avere rapporti sessuali ed è proprio quel “doverlo fare” a minare l’intimità di coppia. Va detto che un calo del desiderio è comunque fisiologico e non deve far paura ma è molto importante tirare fuori, in tempi brevi, il proprio disagio affinchè questa situazione non comprometta in maniera profonda la relazione di coppia. Di seguito gli errori da evitare:

  • Proteggere l’altro non manifestando il disagio che si prova nell’avere rapporti sessuali mirati. La mancata comunicazione nella coppia favorisce le incomprensioni e aumenta le discussioni fini a se stesse non permettendo di trovare altre modalità di affrontare il problema; Pensando di proteggere l’altro in realtà ci si sta negando dalla possibilità di trovare altri modi di vivere la sessualità.
  • Pensare che la qualità della relazione dipenda soltanto dalla qualità dei rapporti sessuali. Durante la vita di coppia la sessualità può subire dei cambiamenti che sono influenzati dalle esperienze che la coppia sta vivendo. Modifiche nella vita sessuale di chi sta facendo un percorso di procreazione medicalmente assistita sono fisiologiche ma è bene esplicitare all’altro quello che si sente senza vergogna o pretese;
  • Pensare che una difficoltà di erezione del proprio compagno stia a significare che la relazione di coppia sia in pericolo. Il percorso di fecondazione assistita genera molta ansia facilitando un aumento dell’adrenalina inibendo in alcuni casi la capacità di erezione di un uomo;
  • Credere che la qualità dei rapporti sessuali venga misurata in funzione alle proprie capacità riproduttive. La sessualità è un atto relazionale nel quale l’amore e la passione per l’altro sono indipendenti da una possibilità riproduttiva.
  • Credere che una diminuzione nella frequenza dei rapporti sessuali nasconda altre problematiche. Il percorso di procreazione medicalmente assistita può togliere spontaneità all’atto sessuale ma questi cambiamenti possono essere più che leciti in chi sta vivendo un evento paranormativo profondamente stressante.

Com’ è immaginabile il percorso PMA può influenzare pesantemente la sessualità di coppia ma è nel dialogo, nel confronto e nella capacità di trovare delle soluzioni creative e flessibili che si può pensare ad una nuova forma di intimità.


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