LO SAI CHE limitare l’uso della plastica e l’esposizione agli inquinanti ambientali può aiutare la fertilità?

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LO SAI CHE limitare l’uso della plastica e l’esposizione agli inquinanti ambientali può aiutare la fertilità?

La letteratura scientifica fornisce molteplici evidenze riguardo l’esposizione a sostanze chimiche presenti nella plastica ed effetti negativi sulla fertilità. Molti dei cibi che oggi mangiamo sono a stretto contatto con la plastica contenuta in oggetti quali pellicole, contenitori, e utensili da cucina che  è stato dimostrato  veicolare sostanze tossiche (come il bisfenolo A e gli ftalati) in grado di migrare negli alimenti durante il contatto (1).

Il bisfenolo A o BPA è ampiamente utilizzato nella produzione di attrezzature sanitarie, compositi dentali, lenti a contatto, lenti per occhiali, giocattoli ma, soprattutto, è uno dei materiali a contatto con gli alimenti, poiché viene utilizzato per la fabbricazione di materiali plastici come imballaggi, utensili da cucina e pareti di lattine per isolare il cibo dal metallo, impedendone la corrosione.

Gli ftalati sono un gruppo di sostanze chimiche sintetiche presenti in oggetti comunemente usati come attrezzature per l’imballaggio, imballaggi per alimenti e bevande, parti automobilistiche, nei giocattoli per bambini e nei prodotti di consumo e cosmetici che vanno dagli spray per capelli e profumi ai pesticidi, adesivi e lubrificanti o come eccipienti incorporati nel rivestimento enterico dei farmaci orali e negli integratori alimentari che vanno da alcuni oli di pesce ai probiotici.

Sia il BPA che gli ftalati sono noti “interferenti endocrini”: cioè sostanze che possono mimare, interferire o bloccare la normale attività ormonale di un individuo. Ad esempio, possono interagire con i recettori degli estrogeni endogeni (ERα ed ERβ), stimolare la loro produzione e/o alterare la secrezione delle gonadotropine (gli ormoni responsabili del funzionamento del sistema riproduttivo) e, dunque, interferire con la fertilità.

Diversi sono gli studi che hanno evidenziato la correlazione tra l’esposizione a BPA e la fertilità, soprattutto nelle donne.

E’ stato dimostrato (2) che la concentrazione sierica di BPA nelle donne infertili era due volte più elevata rispetto a quelle fertili (10,6 contro 4,8 ng ml-1) ed è stata osservata una significativa associazione con l’infertilità in donne provenienti da aree metropolitane (concentrazione media nel plasma sanguigno 19,5 ng BPA ml-1; OR = 8,3; IC al 95% = 1,7–52,1), un dato invero già precedentemente emerso da un altro studio Italiano (3).

Diversi studi hanno messo in luce che il BPA potrebbe svolgere un ruolo importante nella patogenesi della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), un disturbo endocrino e metabolico che colpisce tra il 5 e il 10% delle donne in età riproduttiva e che rappresenta una delle cause femminili di infertilità, caratterizzato da cicli anovulatori ed iperandrogenismo. E’ stato dimostrato, infatti, che la concentrazione di BPA nel siero delle donne con PCOS era significativamente più alta (P <0,05) rispetto a quelle senza (1,05 vs. 0,71 ng ml 1) (4). Risultati simili sono stati poi ottenuti anche da un altro gruppo (5) che ha dimostrato che le donne con PCOS avevano livelli molto più alti di BPA nel sangue rispetto al gruppo di controllo delle donne sane (1,05 ± 0,56 vs. 0,72 ± 0,37 ng ml 1, P <0,001), una tendenza osservata anche nelle adolescenti donne (13-19 anni) (6). Inoltre la concentrazione sierica media di BPA nel gruppo PCOS è risultata significativamente più alta (P <0,001) rispetto al controllo (1,1 ng ml 1 IC 95%: 1,0–1,2 rispetto a 0,8 ng ml 1 IC 95%: 0,6-0,9). E’ stata poi suggerito che l’aumento delle concentrazioni di BPA nel fluido follicolare delle donne con PCOS sembrerebbe svolgere un ruolo importante nella sua patogenesi attenuando l’espressione dell’aromatasi nelle cellule di granulosa (7).

Una recentissima metanalisi (8) che ha analizzato ben 30 studi epidemiologici, ha mostrato come il BPA e gli ftalati (o i loro metaboliti) sembrano favorire l’insorgenza di endometriosi, un’altra patologia correlata all’infertilità, mentre altri autori hanno correlato l’esposizione al BPA alla presenza di fibromi (9, 10).

Studi condotti su donne sottoposte a trattamenti di fecondazione in vitro (IVF) hanno dimostrato che i livelli di BPA sono inversamente associati ai livelli di estradiolo, numero di ovociti recuperati, maturità ovocitaria, tassi di fecondazione e qualità degli embrioni, oltre che a livelli più bassi di estrogeni circolanti probabilmente in relazione al fatto che il BPA agisce interferendo con i recettori degli estrogeni (11-15).

Infine, si è visto che gli ftalati nelle donne agiscono negativamente sul processo di follicologenesi che porta alla formazione dei follicoli durante il ciclo ovarico all’interno dei quali si trovano gli ovociti, alterando la progressione dello sviluppo, la maturazione finale dell’ovocita, inibendo potenzialmente l’ovulazione o portando ad atresia i follicoli. E’ stato dimostrato che gli ftalati possono interferire con la steroidogenesi, processo mediante il quale vengono prodotti gli ormoni sessuali, e nelle donne esposte costantemente ad alti livelli di ftalati per motivi lavorativi è stata osservata a una riduzione dei tassi di gravidanza e ad alti tassi di aborto spontaneo (16).

CONSIGLI

Se da una parte le evidenze scientifiche mostrano continuamente gli effetti negativi dell’esposizione a sostanze tossiche come BPA e ftalati,la buona notizia è che volendo, ognuno di noi può fare tanto modificando il propri stile di vita riducendo l’esposizione a tali sostanze.

Ecco alcuni accorgimenti utili :

1. Elimina la plastica dalla cucina: contenitori per il cibo, piatti, bicchieri, mestoli ed altri utensili, soprattutto quelli che si utilizzano a diretto contatto con fonti di calore, ad esempio i mestoli

2. Evita di lavare la plastica con acqua troppo calda o detergenti aggressivi, in quanto è stato dimostrato che la plastica usurata perde maggiormente sostanze chimiche tossiche come il BPA (ma non solo!). Preferire il lavaggio a mano in acqua fredda e non usare gli oggetti di plastica mai nel microonde o con cibi e bevande troppo caldi, anche se riportano la dicitura “BPA free”

3. Fai attenzione ai cibi da asporto o consegnati a domicilio in contenitori di plastica. Alcuni studi hanno dimostrato che le persone che mangiano più di frequente questa tipologia di alimenti presenta in media livelli più alti di BPA nel sangue

4. Fai attenzione al consumo di cibo in lattina come pomodori, legumi, frutta etc.: Il BPA è una delle componenti che riveste le lattine e quanto più l’alimento è acido, maggiore è la probabilità che il BPA migri nel cibo, prediligi gli alimenti conservati in vetro

5. Fai attenzione a maneggiare carta termica come scontrini, fax etc.: si tratta di un’ulteriore fonte di BPA, per cui, è bene lavarsi le mani il prima possibile dopo averli toccati

6. Fai attenzione a tutto ciò che è fatto con la plastica morbida, ad esempio il polivinilcrolide o PVC. Tutto ciò che è di plastica flessibile contiene PVC e dunque, ftalati. Ecco alcuni esempi: tovagliette per la tavola e tappetini delle palestre oppure confezioni degli alimenti che a contatto diretto con il cibo lo trasmettono per via diretta, come il cibo confezionato nella plastica trasparente, oppure i guanti monouso che in alcuni negozi vengono utilizzati per maneggiare il cibo.

 

Bibliografia

  1. Vandenberg LN, Hauser R, Marcus M, Olea N, Welshons WV. 2007. Human exposure to bisphenol A (BPA). Reprod. Toxicol. 24: 139–177.
  2. La Rocca C, Tait S, Guerranti C, Busani L, Ciardo F, Bergamasco B, et al. Exposure to endocrine disrupters and nuclear receptor gene expression in infertile and fertile women from different Italian areas. Int J Environ Res Public Health. 2014; 11:10146–64. [PubMed: 25268510]
  3. Caserta D, Bordi G, Ciardo F, Marci R, La Rocca C, Tait S, et al. The influence of endocrine disruptors in a selected population of infertile women. Gynecol Endocrinol. 2013; 29:444–7. [PubMed: 23347089]
  4. Takeuchi T, Tsutsumi O, Ikezuki Y, Takai Y, Taketani Y. 2004. Positive relationship between androgen and the endocrine disruptor, bisphenol A, in normal women and women with ovarian dysfunction. J. 51: 165–169.
  5. Kandaraki E, Chatzigeorgiou A, Livadas S, Palioura E, Economou F, Koutsilieris M, Palimeri S, Panidis D, Diamanti-Kandarakis E. 2011. Endocrine disruptors and polycystic ovary syndrome (PCOS): Elevated serum levels of bisphenol A in women with PCOS. J. Clin. Metab. 96: E480–E484.
  6. Akin L, Kendirci M, Narin F, Kurtoglu S, Saraymen R, Kondolot M, Koçak S, Elmali F. 2015. The endocrine disruptor bisphenol A may play a role in the aetiopathogenesis of polycystic ovary syndrome in adolescent girls. Acta Paediatr. 104: e171–e177.
  7. Wang Y, Zhu Q, Dang X, He Y, Li X, Sun Y. 2017. Local effect of bisphenol A on the estradiol synthesis of ovarian granulosa cells from PCOS. Endocrinol. 33: 21–25.
  8. Wen X, Xiong Y, Qu X, Jin L, Zhou C, Zhang M, Zhang Y. The risk of endometriosis after exposure to endocrine-disrupting chemicals: a meta-analysis of 30 epidemiology studies. Gynecol Endocrinol. 2019 Aug;35(8):645-650. doi: 10.1080/09513590.2019.1590546.
  9. Pollack AZ, Buck Louis GM, Chen Z, et al. Bisphenol A, benzophenone-type ultraviolet filters, and phthalates in relation to uterine leiomyoma. Environ Res 2015;137:101–107 [PubMed: 25531814]
  10. Shen Y, Xu Q, Ren M, Feng X, Cai Y, Gao Y. Measurement of phenolic environmental estrogens in women with uterine leiomyoma. PLoS One 2013;8(11):e79838 [PubMed: 24255718]
  11. Bloom MS, Kim D, Vom Saal FS, Taylor JA, Cheng G, Lamb JD, et al. Bisphenol A exposure reduces the estradiol response to gonadotropin stimulation during in vitro fertilization. Fertil Steril. 2011; 96:672–7. e2. [PubMed: 21813122]
  12. Ehrlich S, Williams PL, Missmer SA, Flaws JA, Ye X, Calafat AM, et al. Urinary bisphenol A concentrations and early reproductive health outcomes among women undergoing IVF. Hum Reprod. 2012; 27:3583–92. [PubMed: 23014629]
  13. Mok-Lin E, Ehrlich S, Williams PL, Petrozza J, Wright DL, Calafat AM, et al. Urinary bisphenol A concentrations and ovarian response among women undergoing IVF. Int J Androl. 2010; 33:385–93. [PubMed: 20002217]
  14. Fujimoto VY, Kim D, vom Saal FS, Lamb JD, Taylor JA, Bloom MS. Serum unconjugated bisphenol A concentrations in women may adversely influence oocyte quality during in vitro fertilization. Fertil Steril. 2011; 95:1816–9. [PubMed: 21122836]
  15. Bloom MS, Vom Saal FS, Kim D, Taylor JA, Lamb JD, Fujimoto VY. Serum unconjugated bisphenol A concentrations in men may influence embryo quality indicators during in vitro fertilization. Environ Toxicol Pharmacol. 2011; 32:319–23. [PubMed: 21843814]
  16. Hannon PR, Flaws JA. The effects of phthalates on the ovary. Front Endocrinol (Lausanne). 2015 Feb 2;6:8. doi: 10.3389/fendo.2015.00008. eCollection 2015. Review.

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