Donazione di gameti ed epigenetica

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Perché parlare di epigenetica alle coppie che stanno decidendo di affrontare un percorso di fecondazione con donazione di gameti?

“Le coppie che affrontano un percorso di fecondazione assistita con donazione di gameti – spiega Valentina Berruti psicologa e psicoterapeuta del centro B-Woman – mi chiedono spesso che cos’è l’epigenetica e quanto, secondo questa branca della genetica, potranno sentire come propri i figli che nascono con questa tecnica. Per questo è fondamentale comprenderne il significato”.

Che cos’è l’epigenetica?

“L’epigenetica, come branca della genetica che studia i cambiamenti ereditabili nell’espressione dei geni che NON comportano cambiamenti nella sequenza del DNA, ci dice che l’ambiente definisce il modo in cui vengono ‘accesi’ e ‘spenti’ i geni ma, da un punto di vista psicologico, non deve essere l’informazione che si deve considerare come prioritaria nella scelta della fecondazione con donazione di gameti. Il ruolo genitoriale, infatti, si definisce grazie all’intenzione e alla relazione con i propri figli e non si legittima con la genetica. Se la genetica garantisse un legame di amore non esisterebbero i genitori che decidono di abbandonare i propri figli per darli in adozione”.

Come mai per molti aspiranti genitori il legame di sangue e la somiglianza sono molto importanti?

“I motivi prosegue la Dr.ssa Berruti – possono essere molteplici. In alcuni casi la fatica nel non accettare un figlio con quale non si condivide la genetica potrebbe nascondere una fragilità nel modo in cui si vuole portare avanti il progetto genitoriale. Essere genitori dovrebbe essere una scelta che non è sostenuta dalla genetica ma da un intento personale in cui ciò che ci guida nella presa di decisione è il desiderio di amare incondizionatamente un altro essere umano. Se ho bisogno della genetica, e quindi di un elemento esterno, che mi legittimi nel ruolo genitoriale è fondamentale fermarsi un attimo e comprendere su che basi si sta costruendo la relazione con un ipotetico figlio. Vogliamo che sia una nostra scelta o che sia qualcosa di esterno a definirci nel ruolo? In aggiunta la ricerca spasmodica della somiglianza con il bambino che nasce con questa tecnica, potrebbe derivare da un desiderio identitario in cui l’altro serve per soddisfare una nostra realizzazione personale ma questo andrebbe a discapito dell’accettazione dell’unicità che porta qualsiasi figlio, indipendentemente dal modo in cui è nato”.

Ma allora perché si parla tanto di epigenetica a chi si propone la fecondazione con donazione di gameti?

“Io credo – aggiunge la psicologa – che i motivi possono essere due. A volte, si crede erroneamente che parlando di epigenetica si possa aiutare le coppie a superare il lutto biologico ma in realtà l’effetto psicologico potrebbe essere molto diverso perché l’epigenetica potrebbe essere utilizzata da alcuni pazienti come l’elemento di consolazione per scegliere una tecnica che in realtà non riescono ad accettare. Altre volte l’informazione potrebbe essere data per avere una funzione di marketing e spingere le coppie più reticenti a fare questa scelta ma questo, sempre da un punto di vista psicologico, potrebbe essere ancora più grave perché potrebbe sostenere la fragilità della scelta con conseguenze che si andrebbero a ripercuotere su tutta la famiglia”.

Quindi non bisognerebbe parlare di epigenetica?

Informare la coppia dell’esistenza dell’epigenetica – conclude la Dr.ssa Berruti – è fondamentale, ma va compreso il significato che quella coppia dà a quell’informazione. Va compreso se la coppia è pronta ad amare un figlio indipendentemente dalla esistenza della genetica e della epigenetica. Per questo il sostegno psicologico in chi affronta questo tipo di tecnica risulta fondamentale perché ne andrà di mezzo la relazione che andranno ad instaurare con il figlio che nasce. Se i genitori non si sentono comodi nella scelta o, addirittura, sentono una sorta di vergogna per la fecondazione con donazione di gameti, passeranno questo senso di vergogna ai figli che cresceranno. Per questo è fondamentale occuparsi del modo in cui si vorrà gestire questa scelta durante il processo decisionale e non dopo che il bambino è nato”.


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